Tecniche mininvasive e linfonodi sentinella
Nell'unità operativa di chirurgia vengono utilizzate tecniche d'avanguardia per ridurre il dolore e rendere più veloce il decorso postoperatorio
Nell’Unità Operativa di Chirurgia del Galmarini vengono costantemente adottate le più moderne tecniche mininvasive per il trattamento di alcune patologie benigne e maligne, sia in urgenza sia su casi programmati: «E’ il caso, ad esempio, di alcune malattie dell’apparato digerente – Spiega Ildo Scandroglio, il primario della Chirurgia tradatese – Mi riferisco, in particolare, al trattamento dell’ernia iatale e delle malattie del colon. Soprattutto in questo campo esisteva già una notevole esperienza precedente, ulteriormente migliorata con l’introduzione di una tecnica mininvasiva molto efficace che ci viene riconosciuta anche in ambito nazionale».
L’applicazione di tali procedure mininvasive è possibile grazie all’utilizzo di strumentazioni quali minitelecamere e strumenti come bisturi a ultrasuoni o a radiofrequenza che rappresentano l’avanguardia della tecnologia chirurgica. “Tali metodiche – aggiunge il dott. Scandroglio – consentono un adeguato e corretto risultato terapeutico con il minimo trauma chirurgico, minor dolore, più rapido decorso postoperatorio e periodo di ricovero più breve”.
Anche per il trattamento del tumore della mammella la Chirurgia dell’Ospedale di Tradate punta su interventi sempre meno invasivi e invalidanti. In questo settore è stata recentemente introdotta la tecnica del “linfonodo sentinella”.
Le neoplasie della mammella si diffondono infatti soprattutto attraverso la rete linfonodale: «Grazie all’utilizzo di una sonda radiologica – spiega il primario – è possibile asportare uno o due linfonodi ascellari che vengono successivamente sottoposti a esame istologico. In caso di esito negativo, si rende possibile l’asportazione solo di parte della mammella. In questa prima metà dell’anno abbiamo eseguito venti di queste procedure sempre in regime di day surgery e in stretta collaborazione con le unità operative del presidio e dell’Azienda che condividono la corretta gestione di questo percorso. La realizzazione di tale metodica si inserisce in un percorso aziendale che parte dallo screening mammografico, passa attraverso la diagnosi clinica, citologica, radiografica ed ecografica, garantendo il miglior trattamento per la patologia della mammella».
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