Trotta, visita della Commissione

Oltre alla perizia disposta dalla Procura, sopralluogo di un gruppo di parlamentari alla fondazione Borghi, dove l'uomo, in coma, è ricoverato

Quella di oggi, 23 luglio 2007, presso la clinica fondazione Borghi di Brebbia, è stata una vera e propria “Visita – compendio” per tutte le parti italiane coinvolte nel caso Trotta, l’uomo di Albizzate in coma da due anni e al centro di un caso che coinvolge Italia e Svizzera, dove il Trotta viveva e lavorava da anni.
L’incontro è stato sollecitato dalla Commissione parlamentare di inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio sanitario nazionale, che ha visitato il paziente e la struttura in cui Trotta è ricoverato.  Protagonisti, oltre ai membri della commissione presieduta da Antonio Tomassini il direttore sanitario della fondazione Roberto Giani, i genitori e la sorella del Trotta (che hanno ribadito, contrariamente ad affermazioni della moglie in questi giorni, che non hanno nulla in contrario alle visite della moglie al marito, anche a casa), il loro legale Paolo Cassarà il medico della fondazione Morosini che ha firmato una delle più recenti perizie del Trotta (e che ha spiegato ai giornalisti che presso la fondazione il Trotta ha fatto una visita sola, quella da cui è scaturita la relazione) e due dei tre medici nominati dalla Procura della Repubblica di Varese.

Oltre al Procuratore stesso, Maurizio Grigo: arrivato a Brebbia, per «Una doverosa visita alla commissione di inchiesta – come ha detto il Procuratore della Repubblica a chi lo attendeva all’esterno – che sta compiendo un’indagine parallela alla nostra, che vede punti di intersecazione e momenti di collaborazione, ma non influisce né interferisce con le indagini della Procura» .

Una visita evidentemente esplorativa, dove la commissione ha fondamentalmente acquisito dati che dovranno essere valutati anche in sede più ampia: ma che ha chiarito come il dialogo tra istituzioni e protagonisti della vicenda, almeno in Italia, sia a 360 gradi. Anche se, almeno nelle parole di chi sta dialogando anche con loro la collaborazione è piena anche tra i due Stati. «Tra i due paesi c’è un intero quadro legislativo differente: in Svizzera c’è il suicidio assistito, in Italia è illegale. In Svizzera l’assistenza sanitaria dipende da alcuni parametri, in Italia è gratuita per tutti– ha spiegato Antonio Tomassini, presidente della Commissione –  Detto questo, stiamo venendoci incontro con buona armonia. Soprattutto le autorità mediche elvetiche sembrano molto disponibili»

Il punto di partenza della Commissione in visita a Brebbia, formata oltre che dal presidente Tomassini anche da Valerio Carrara, Sandra Monacelli e Daniele Bosone è che «Qui si sta parlando di un cittadino italiano, che quindi va trattato secondo i dettami dell’articolo 32 della costituzione» anche che «Il nostro scopo è non di risolvere la questione di Antonio Trotta, ma di tutti i cittadini italiani nelle sue condizioni».
Una condizione su cui il senatore Bosone (a destra nella foto, con il senatore Tomassini), che è anche neurologo oltre che parlamentare, ha aggiunto un’ulteriore appunto: «Se ci fosse stato il testamento biologico la questione Trotta sarebbe stata molto più semplice da risolvere».
Interpellato in quanto medico su come aveva trovato il Trotta e se, di primo acchito, pensava ci fossero delle speranze, Bosone ha, infine risposto: «Proprio per la mia esperienza, di primo acchito voglio proprio non esprimermi. I casi come questo sono molto differenti l’uno dall’altro e non basta uno sguardo per farsene un’idea».
E proprio per questo, sono due le commissioni al lavoro su questo caso: una politica e una giuridica. Che guardano lo stato di salute del Trotta, ma riflettono innanzitutto su chi può decidere sulla voglia di vivere di un uomo in coma.

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Pubblicato il 23 Luglio 2007
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