“Ascolto e racconto le vite degli altri”

Franco Tettamanti nel suo nuovo libro "L'ultima nuvola a sinistra"(Macchione Editore) invita a recuperare la dimensione perduta di un tempo più umano

Noi siamo ciò che mangiamo, ma siamo anche il risultato delle mille esistenze, ciascuna con la propria storia, che incrociamo sul nostro cammino. Franco Tettamanti (nella foto) quelle “vite degli altri” le ha dichiarate tutte all’inizio del suo nuovo libro “L’ultima nuvola a sinistra” (Macchione Editore).

Ventitré scritti. Racconti, impressioni, pensieri, a volte buoni a volte cattivi, che ci restituiscono come in un puzzle, assemblato con abilità e sincerità, l’identità dell’autore.

Sono storie che hanno a che fare con il nostro tempo e le sue contraddizioni: il ruolo della tv e dell’informazione, sempre più incapaci di far pensare, il rapporto con il Sud del Mondo e i fantasmi che ci restituisce sotto forma di “flussi” e solidarietà, la politica che non risolve più i problemi, gli amici e i sentimenti che non vanno d’accordo con la fretta, le donne immaginate dal barbiere e quelle reali il cui sguardo disperato fa a cazzotti con l’orario del treno che vince sempre prima del limite.

«L’antidoto a tutti questi mali è darci tempi più umani – dice l’autore – essere più attenti al mondo che sta fuori, piuttosto che al video e alla tv. Bisogna osservare la realtà, magari stando anche seduti a un bar, perché è osservando le cose e interrogandosi su di esse che si possono trovare le soluzioni».

Tettamanti osserva, si guarda intorno e a volte si rimprovera per non essersi ascoltato, perché ci sono occhi che ci parlano per un istante e tutto finisce lì, in quel preciso momento. La sua però non è nostalgia del tempo che fugge. È piuttosto sana curiosità. Probabilmente vorrebbe viverle tutte quelle esistenze. Conoscerle fino in fondo. Sapere cosa pensa e cosa mangia quella gente. «Chiamarla al telefono tutte le volte che gli gira». Un esercizio difficile perché non sono vite eccellenti (nel senso peggiore del termine). È gente, immaginata e reale, che si alza la mattina a volte senza uno scopo dichiarato se non quello di vivere (nel senso migliore del termine). «Noi viviamo di luoghi comuni e di categorie dove incaselliamo tutto  – continua Tettamanti -. In questo modo abbiamo perso la dimensione del reale e parliamo di cose che non esistono. Mentre intorno alla nostra esistenza c’è la vita, c’è una buona parte degli abitanti di questo mondo che deve trovare il modo di esistere».

Franco Tettamanti fa il giornalista e  anche lo scrittore. Le due cose possono andare d’accordo e nella storia del giornalismo italiano ci sono esempi eccellenti. «L’importante è tenerle distinte e stare attenti a non invertire i ruoli».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 23 Novembre 2007
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