“Ciao Sere, ti vogliamo bene”

Samarate saluta Serena Colombo, investita settimana scorsa a Gallarate. Avrebbe compiuto 15 anni il 30 ottobre

Avrebbe compiuto 15 anni il 30 ottobre. Oggi sabato 3 novembre, a undici giorni dalla sua morte, Samarate ha salutato per l’ultima volta Serena Colombo. Alle 10.30 la chiesa della Santa Trinità nel centro della città era stracolma per accogliere la bara di legno chiaro ricoperta di rose bianche. Serena è spirata martedì 23 ottobre all’ospedale di Legnano. Il giorno prima era stata investita a Gallarate in via Checchi da un camion che l’ha travolta mentre lei anada a comprare un regalo per una sua amica in bicicletta.
Oggi, intorno ai genitori Giuseppe e Maria Luisa, alla sorella maggiore Morena e ai nonni, c’erano le amiche e i compagnia di scuola. Serena frequentava la II E indirizzo alberghiero dell’IPC Falcone di Gallarate. Il giorno della tragedia il padre l’ha ricordata come una ragazza solare e generosa che da grande sognava di fare la giornalista.

Il primo pensiero di Don Cesare è andato alla famiglia che, per problemi amministrativi, ha dovuto aspettare quasi due settimane per salutare la sua Serena. La ragazza infatti è morta all’ospedale di Legnano, in provincia di Milano, e questo ha ritadato l’iter burocratico. «Lo Stato – dice il parrocco di Santa Trinità che ha celebrato la messa con Don Giovanni, parrocco di Verghera con cui Serena andava ogni anno in campeggio – deve servire le famiglie nel momento del dolore e non creare ostacoli». Le sue parole si sono poi rivolte ai compagni della giovane, seduti sull’altare. «Custodite la memoria di Serena. Vivete i giorni felici che avete davanti, ma fuori dal baccano. Dovete assaporare la spensieratezza della vostra età, ma sensa l’intontimento sciocco, la stoltezza e il modo di stare insieme senza senso».
Dura poi la rilfessione di Don Cesare sul motivo che ha portato all’ennesima tragedia. «La strada è l’emblema della società di oggi, che divora e consuma e poi lascia per strada. Questa morte non è stata causata da un atto criminale, da qualcuno che dopo aver bevuto o essersi drogato si è messo al volante. Ma tutti, adulti e giovani, quando guidiamo siamo chiamati a una grande responsabilità».

Il ricordo di chi ha conosciuto Serena è affidato alla zia che le promette che «per te rimarrà sempre un posto speciale nei nostri pensieri e nei cuori». Non ce la fa inceve una delle sue amiche a leggere quello che lei e gli altri compagni hanno scritto. Il pianto spezza la sua voce e altri leggono per lei. «Solitudine, sono cinque sillabe che racchiudono rabbia, dolore, paura, rimpianto, ma anche tranquillità e pace. Ti immaginiamo su una spiaggia al riparo dal sole, col vento che ti accarezza il volto, mentre guardi il mare davanti a te, quel mare che è la tua vita. Ciao Sere, ti vogliamo bene. Sapevi mettere sempre allegria con il tuo sorriso, le tue batture ironiche e la tua generosità».

Le ultime parole di Don Cesare sono per Giuseppe e Maria Luisa, che per tutto il tempo si stringono a Morena, la loro primogenita. «Il dolore non si può superare, ma solo condividere e portare insieme».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 03 Novembre 2007
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