Etica e sport, una questione di regole e soldi

Al forum organizzato dal Cesvov sono intervenuti il campione di basket Pier Luigi Marzorati, Vincenzo Saturni e il giornalista Vito Romaniello

Peccato. Quella di ieri sera, martedì 27 novembre, è stata un’occasione persa. Poche persone sono intervenute al forum organizzato dal Cesvov, nell’ambito della rassegna "Un posto nel mondo", sul tema "Etica e sport".
(foto: da sinistra, Vito Romaniello, Vincenzo Saturni e Pier  Luigi Marzorati)

Dopo aver proiettato un estratto del documentario "Armando Maradona", girato dal regista argentino Javier Vasquez, il giornalista di Rete55 e telecronista de La7 Vito Romaniello ha intervistato il campione di basket, nonché  membro onorario dell’Unicef , Pier Luigi Marzorati e il presidente del Cesvov Vincenzo Saturni

Romaniello ha preso in contropiede tutti. Evitando di fare preamboli e convenevoli, ha chiesto ai due interlocutori che cosa pensassero di Maradona, uomo contraddittorio nella vita e al tempo stesso molto amato dai compagni di squadra. «Io quasi non lo conoscevo, non sono un appassionato di calcio – ha detto Saturni – ma dopo aver visto questo filmato mi devo ricredere sulla sua vicenda di doping». «Il filmato di stasera – ha ribattuto Marzorati – non mi ha cambiato l’idea sull’uomo Maradona. Certe situazioni se le è create lui. Per uno sportivo  è fondamentale trasmettere certi messaggi e il rispetto delle regole dovrebbe essere la regola da seguire anche nella vita».

Regole nel quotidiano e trasgressione nello sport, mondo professionistico e mondo del volontariato, soldi e gratuità. Romaniello ha insistito sul gioco degli opposti, ovvero la schizofrenia tra regole enunciate e vita reale che contraddistingue l’essere atleta oggi. Schizofrenia che tinge di ambiguità i valori trasmessi. «Assistiamo – ha replicato Marzorati – a un’esasperazione del business sullo sport e in questo manca una formazione di chi dovrebbe educare. Il problema però sono sempre le persone che scelgono e che assecondano il sistema. Un tempo ad esempio accadeva che un manager cercasse gli sponsor anche per le altre squadre, gratuitamente, per spirito di collaborazione. Oggi , purtroppo, i trucchi più brutti arrivano proprio dall’alto. Io ho un figlio che gioca a calcio nel Como e mi auguro che rimanga nei dilettanti».

Il giornalista di Rete 55 è tornato sull’esempio Maradona (la scelta dell’esempio è stata contestata da una persona del pubblico), uomo amato dalla squadra, simbolo condiviso e riconosciuto. «La scelta di proiettare un video su Maradona – ha risposto Saturni – mirava a mettere in luce la contraddizione del personaggio,ambiguità che fa discutere. E gli interventi di questa sera ci dicono che la scelta è stata giusta».

«I giovani – ha aggiunto Marzorati – non hanno un senso di squadra, ognuno gioca e si allena per sè. Ho visto giocatori che al ritiro prendevano la frutta e correvano in camera a giocare alla playstation, anziché stare con il gruppo. C’è gente che all’allenamento arriva con il trainer personale. Se non senti la squadra, per cosa giochi?».

La ragione di questa deriva, secondo Alessandro Borghetti, allenatore del Rugby Varese (presente tra il pubblico), è l’accostamento della parola etica a quella di sport professionistico retribuito. Posizione che non ha trovato d’accordo Marzorati: «Le regole di mercato dettano le retribuzioni degli sportivi. E’ vero, il più delle volte non sono congrue, ma il problema di mancanza di etica nello sport non dipende da quello, ma dalla mancanza di regole. La sentenza Bosman da una parte ha portato meno vincoli, dall’altra ha consegnato il mondo dello sport nelle mani dei procuratori. Il problema è però più generalizzato e riguarda l’intero sistema sportivo che ha nella politica il suo riflesso diretto».
Allo strapotere dei procuratori, ha concluso Romaniello, bisogna aggiungere gli effetti introdotti dalle pay-tv iniziati negli anni ’90 e non ancora finiti.

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Pubblicato il 27 Novembre 2007
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