Guerra del caro estinto. L’ospedale va dai carabineri

La firma dell'azienda in un avviso sui costi delle sale private. Ma è un falso. Chi c'è dietro il gesto?

Il caro estinto. Sempre lui. Cosa non si fa per averlo. O per evitare che il concorrente lo abbia sempre con se. Ci sarebbe questo retroscena dietro a un finto manifesto attribuito all’ospedale di Saronno, che in sostanza scoraggerebbe i parenti dall’andare in una sala del commiato privata.
Il finto avviso fa il verso a un vero manifesto. Qualche tempo fa l’ospedale aveva esposto un cartello che spiegava come conservare la salma dei defunti: lasciarle in obitorio, portarle a casa, oppure utilizzare questa sala del commiato gestita da privati. L’azienda non aveva però aggiunto altro e soprattutto aveva apposto l’avviso negli spazi preposti e senza indicare le condizioni economiche dei privati. Qualcuno però ha voluto fare un altro manifesto, identico, in cui ha aggiunto che l’opzione “sala del commiato” è a pagamento.

Il riferimento è preciso e mirato. A Saronno esiste solo una sala del commiato, gestita da un privati, proprio di fronte all’obitorio dell’ospedale. E tra gli operatori del settore c’è una certa tensione.

L’azienda ospedaliera è stata avvertita da un dipendente comunale di Cislago, e ha fatto una verifica concludendo che qualcuno aveva ne usurpato il nome  per scopi non chiari. Per questo l’ospedale ha presentato una denuncia contro ignoti ai carabinieri. «Un episodio increscioso e incivile» dice il direttore generale dell’azienda ospedaliera di Busto Arsizio, Saronno e Tradate, Pietro Zoia. Non è infatti facoltà dell’ospedale dare indicazioni sulle condizioni economiche della sala del commiato. Ma qualcuno, evidentemente, ha pensato che per riequilibrare un po’ le sorti della concorrenza fosse giusto anche dire che la sala privata bisogna pagarla.

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Pubblicato il 20 Novembre 2007
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