Via le comunità montane? “L’unione di comuni ci salverà”

L'idea di unire i servizi di più comuni rilanciata da Beppe Grillo è già applicata in Ticino, ma non tutti sono d'accordo con questa proposta

Beppe Grillo scende in campo e difende le comunità montane del Varesotto che rischiano la chiusura in seguito ai nuovi criteri di montanità che verranno inseriti in finanziaria, ma fa di più: propone l’aggregazione dei comuni. In seguito alla lettera di un varesotto che chiede il parere a Grillo del taglio di questi enti il popolare comico genovese propone di unire i piccoli comuni. In provincia di Varese su 141 comuni 100 sono sotto i 5.000 abitanti e questo la dice lunga. Tanti comuni, tanti sindaci, tanti assessori, tanti appalti per la raccolta dell’immondizia, pochi soldi ciascuno dallo Stato che taglia i trasferimenti. Così abbiamo chiesto a due sindaci dell’Alto Varesotto cosa pensano dell’idea, già largamente applicata in Ticino, di unire piccole municipalità confinanti facendoli diventare macro-comuni. A rispondere sono Gianercole Mentasti, sindaco di Luino con i suoi 14.500 abitanti, e Mario Della Peruta, sindaco di Cremenaga con i suoi 900 abitanti.

CREMENAGA – Mario Della Peruta, sindaco del piccolo comune di confine, non si scompone di fronte alla presa di posizione di Grillo e dice: «Grillo ha scoperto l’acqua calda – ride – l’aggregazione dei comuni in Lombardia si può già fare. La legge regionale lo consente e offre anche la presa in carico di parte delle spese per incentivare. Io non sarei contrario ma serve una guida politica che faccia questo com’è avvenuto in Ticino dove un certo Pedrazzini del governo ticinese ha spinto i comuni a farlo». Dunque non sarebbe contrario a priori. «Dal momento in cui spariscono le comunità montane no – spiega della Peruta – d’altra parte se un comune non riesce più a far fronte ai propri compiti non c’è altra via d’uscita. altrimenti bisognerebbe pensare a consorzi che possano gestire servizi come la raccolta rifiuti, la polizia locale, i servizi sociali, la depurazione. da soli i comuni non possono far fronte a queste problematiche».

LUINO – Gianercole Mentasti parla da cittadino e dice no. «Sono contrario ma è un mio pensiero personale – spiega Mentasti – in Italia tutte le volte che si è cercato di ottenere un risultato per decreto non ci si è mai neanche avvicinati. Basta guardare la sicurezza; siamo il paese che ha più leggi in materia ma siamo quello che le fa rispettare di meno. Costringere i comuni a unirsi non è la soluzione. Ben vengano le intenzioni comuni e le soluzioni comuni ma non le unioni coatte. Se c’è un problema nel lago c’è un consorzio di comuni che se ne prende carico, i sindaci interessati decidono come risolverlo. Questa è la strada». Insomma le unioni dei comuni non piacciono al sindaco di Luino.

Infine c’è il campanilismo. Anche questo è un problema nell’Italia degli 8 mila comuni. In provincia di Varese, poi, è ancora più sentito a causa del forte senso di appartenenza alla propria comunità che prevale quasi sempre, retaggio di una cultura sulla quale la Lega Nord ci ha costruito tutta la sua storia. Le radici culturali, le autonomie, le piccole gelosie possono essere sconfitte nel nome del bene comune e del risparmio? «Io non ci credo – risponde Della Peruta – senza una forte guida dall’alto, poi, non sarebbe facile. Bisognerebbe partire da lontano cercando di spiegare a cittadini e amministratori quanti e quali vantaggi ci possono essere da un’ipotesi di questo tipo».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 27 Novembre 2007
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