Dopo l’ospedale, il ricovero è a casa, in modo protetto

Rinnovato il protocollo d'intesa per le dimissioni di pazienti che hanno bisogno di assistenza domiciliare. Coinvolto anche il sindacato con funzioni di monitoraggio

Il ruolo degli ospedali, oggi, è quello di assistere gli ammalati nella fase acuta o grave della malattia. Una volta "stabilizzati", però, i pazienti vanno dimessi, anche se le loro condizioni sono ancora precarie. Attualmente, le stime descrivono in crescita il numero di malati cronici: si tratta soprattutto di pazienti oncologici, cardiopatici e dismetabolici.
Nella nostra provincia le strutture di "cura intermedie" sono scarse e i pazienti ritornano in famiglia attraverso un sistema di "dimissione protetta" che vede collaborare insieme gli ospedali, l’Asl, i medici di medicina generale e i servizi sociali comunali. Il sistema è garantito dal controllo dell’Asl e, da oggi, martedì 28 dicembre, anche dai sindacati confederali dalle cui segnalazioni è partita un’opera di rivisitazione del protocollo sottoscritto nel 2000.

Tre giorni prima di essere dimessi, i medici ospedalieri compilano la "scheda di segnalazione per dimissione protetta" inviandola al Distretto socio-sanitario di competenza. Dal distretto parte la segnalazione per il medico di base che a sua volta, se necessario, fa richiesta all’Asl dell’assistenza domiciliare integrata. Quindi medico e responsabili dell’Unità di valutazione dell’Asl visitano il malato per rendersi conto della situazione e, se esistono difficoltà sociali, avvertono i servizi sociale del Comune di residenza.

Fatti i controlli, nel reparto ospedaliero medici e infermieri istruiscono il paziente o un suo famigliare fornendogli autonomia nella gestione "eventuali presidi" ( catetere vescicale, sondino naso-gastrico, accesso venoso, ecc..) con la possibilità di ottenere un "addestramento" graduale nei casi di particolare complessità. Il medico, inoltre, prescrive gli ausili o le protesi necessarie e urgenti da portare al domicilio ( letto articolato, materasso antidecubito, aspiratore, cannule tracheostomiche). In caso di nutrizione artificiale , lo specialista ospedaliero provvede alla prescrizione della stessa e la invia, almeno 5 giorni all’Asl. Stessa cosa se il paziente ha bisogno di interventi riabilitativi che il fisiatra dovrà prescrivere.
Tutte le informazioni vengono riportate nella lettera di dimissini che arriverà al medico curante, vero responsabile della cura del malato.

Il sistema, avviato dal 2000, in questi anni ha mostrato qualche falla. Ed è proprio sulla necessità che l’intero processo funzioni senza sbavature o ritardi che il sindacato ha chiesto ed ottenuto di poter entrare nel protocollo, per poter contribuire a rendere fluida l’intera organizzazione.

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Pubblicato il 18 Dicembre 2007
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