I nuovi medici: troppi e poco preparati. Istituito un osservatorio
L'Ordine dei medici e degli Odontoiatri ha istituito un osservatorio giovanile permanente per capire le esigenze del territorio e le future prospettive
Oggi il nostro territorio ha "troppi" medici. Tra quindici anni, però, le cose cambieranno e si rischia di non trovare più personale qualificato. L’allarme è giunto dall‘Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia che, alla luce di queste previsioni, hanno avviato un Osservatorio permanente sulla professione giovanile.
Una prima fotografia è stata fatta con i ragazzi che si sono laureati tra il 2003 e il 2005. il risultato è che dei 165 medici che hanno risposto su 219, l’81% risulta occupato perchè sta svolgendo un corso di specializzazione, con una maggior propensione alle specialità mediche. La quasi totalità (88%) si dice soddisfatto delle scelte compiute ma quasi la metà (il 45%) non sa ancora cosa farà in futuro e solo un terzo degli intervistati ha dichiarato di voler lavorare nel comparto pubblico.
Dai dati, che verranno presentati in modo completo martedì prossimo, 18 dicembre, nel corso di un convegno che si svolgerà al Centro congressi De Filippi, emerge chiaro uno squlibrio che sta penalizzando i giovani: « la situazione è emblematica nel campo della medicina territoriale – ha chiarito Piermaria Morresi, presidente dell’Ordine – ci sono almeno 2000 medici in lista d’attesa ma, per i prossimi 15 anni, si prevedono pochi pensionamenti, qualche decina all’anno. In compenso tra il 2018 e il 2025 è annunciato il picco del ricambio e, stando così le cose, mancheranno risorse. Il fenomeno si sta già verificando in alcune branche della medicina, come la pediatria o la radiologia».
Medici e odontoiatria accusano il sistema di programmazione dell’accesso alla facoltà che avviene a livello centrale senza un vero riscontro con il territorio: «L’osservatorio ci permetterà di avere una fotografia aggiornata e costante di cosa fanno i nostri giovani laureati – spiega il vice presidente Roberto Stella – Se altre province ci imitassero, forse si potrebbe avere dati oggettivi su cui riflettere in modo nuovo».
Tra le preoccupazioni del dottor Stella, però, non ci sono solo le politiche formative dal punto di vista numerico ma anche da quello qualitativo: «Oggi i nostri ragazzi escono dalle università con un’ottima preparazione teorica ma senza aver mai visitato un paziente. Non hanno, inoltre, la minima idea di cosa sia la medicina territoriale perchè negli atenei non esiste alcuna materia che lo spieghi».
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