«Macellazione islamica, la Mecca è in Lombardia?»
Nessuna manifestazione davanti ai macelli da parte della Lida che anche quest'anno sceglie la protesta scritta e le denunce contro chi mette a disposizione i macelli
La Mecca è in Lombardia. Con questo slogan la Lega italiana difesa animali ha deciso di portare avanti la sua campagna di sensibilizzazione contro la macellazione con rito halal che si terrà tra mercoledì 19 e giovedì 20 dicembre in molti macelli della regione in occasione dell’annuale festa islamica del sacrificio che prevede lo sgozzamento del montone senza anestesia come è invece obbligo in Italia da diversi anni. Secondo la religione islamica il rito, per essere conforme, deve essere eseguito in questo modo pur provocando all’animale una sofferenza che può toccare anche i tredici minuti di agonia prima che sopravvenga la morte. Anche quest’anno la Lida ha deciso di non manifestare davanti ai macelli ove avverrà questo rituale per non fomentare le accuse di razzismo, dicono nel comunicato.
Tuttavia nel comunicato sottolineano “Dopodomani migliaia di montoni immobilizzati a terra, con la testa rivolta verso La Mecca, verranno sgozzati senza pre-stordimento e lasciati agonizzare fino al dissanguamento in Italia ed in tutto il mondo musulmano, come ogni anno, per celebrare la festa rituale del sacrificio (Aïd Al-Adhâ) in ricordo di quello offerto da Abramo a Dio (o Allah secondo i maomettani) al posto del figlio Isacco. Lo scorso anno si è macellato dappertutto, a Parabiago (Milano) persino in un campo e le teste degli animali bruciate con la fiamma ossidrica alla presenza delle Forze dell’Ordine. A Bresso (Milano), a Besano e Solbiate Arno (Varese) il sacrificio si è compiuto in macelli che non erano registrati come tali alla Camera di Commercio”.
Secondo la Lida quest’anno il rito si ripeterà con le stesse irregolarità degli anni passati in quanto i macelli lombardi di Bresso, Luino, Besano e Parabiago non sono inclusi nella lista del ministero dove è concessa la deroga alla macellazione senza stordimento. La LIDA ha segnalato tutti questi aspetti all’assessore regionale alla Sanità, al Direttore Generale dell’ASL varesina, al prefetto di Varese, alla Guardia di Finanza ed al Ministero della Salute «ma confidiamo solo nella GdF e nella Magistratura perché temiamo che, come gli altri anni, nessun politico andrà oltre le sparate propagandistiche e nessuna amministratore alzerà un dito per impedire quello che vale come reato solo per i vecchi italiani. Per parte nostra non manifesteremo onde evitare strumentalizzazioni ed accuse di razzismo, anche se ad essere discriminati siamo noi che non possiamo accedere ai macelli, al contrario delle famiglie, bambini compresi, che assistono al rito, tuttavia, presenteremo denuncia per ogni illegalità riscontrata».
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