“Sicurezza, bisogna voltare pagina”
Intervento del senatore Paolo Rossi sulle mori bianche in provincia di Varese
Riceviamo e pubblichiamo
La drammatica recrudescenza delle morti sul lavoro, che ha pesantemente colpito anche la nostra Provincia, soprattutto per la sua quotidiana e impressionante intensità necessita a mio parere di alcune brevi considerazioni.
Questo è un Paese sufficientemente dotato in materia di regole e leggi anche se, per questo, non solo ci si deve fermare, ma ci si deve impegnare per realizzare un costante aggiornamento normativo.
È altrettanto evidente il problema di un’oggettiva mancanza di controlli esaustivi, di rigore, di organizzazione, di sanzioni adeguate e troppo spesso eluse.
Non possiamo, ovviamente, ed è pleonastico sottolinearlo, limitarci a esprimere il necessario e sentito cordoglio ai familiari dei lavoratori tragicamente scomparsi. L’esecrazione si riduce a sterile ritualità se, da subito, non siamo in grado di cambiare registro, di voltare pagina e cambiare passo.
Nell’ambito del settore edilizio – uno fra i più colpiti –, le Pubbliche Amministrazioni, e non solo, meglio potrebbero agire se potessero fare riferimento a regole specifiche, che non costringessero all’assegnazione degli appalti con l’unico criterio del ribasso dei costi.
In tal senso, e non suoni contraddittorio con quanto enunciato dapprincipio, l’attuale legge Merloni va rivista: scegliere sistematicamente le Imprese che "contano meno" come unico criterio-guida impedisce di fatto la chiamata di aziende dalle quali è possibile avere precise e oggettive garanzie.
Per la Pubblica Amministrazione si pone la necessità di indire bandi intorno a criteri rigidi in materia di subappalti per garantire maggiore sicurezza. Ma oggi nel nostro Paese non si muore solo nei cantieri e il problema non investe solo l’Amministrazione pubblica: penso all’Impresa privata e ai responsabili, spesso condizionati – talvolta in modo ossessivo – dalla logica del risparmio a tutti i costi e a tutti i livelli. Si tratta di un processo che investe l’intera filiera della produzione e che, grazie all’esternalizzazione sempre più massiccia, vanifica le competenze dando adito a vere e proprie forme di sfruttamento in una catena il cui anello più debole è ovviamente rappresentato dal lavoratore (sia esso disoccupato o extracomunitario) che si trova a dover accettare obtorto collo condizioni d’impiego spesso temporaneo, mal retribuito e con poche garanzie riguardo alla sicurezza.
Alcuni lavori sono oggettivamente a rischio, comportando una serie di pericoli, ed è impensabile scegliere solo il criterio del risparmio. Occorre privilegiare la professionalità, la competenza, l’esperienza, ma questi devono diventare criteri base, formalmente vincolanti. Non si tratta, ovviamente, di demonizzare le imprese né le sue organizzazioni di riferimento: Confindustria, ad esempio, da tempo si è dotata di un rigido codice etico per i suoi aderenti, promuovendo professionalità e sicurezza nei luoghi di lavoro.
I fatti dicono che ciò non basta, ma è sbagliato, come qualcuno sta facendo, criminalizzare il sistema delle imprese. La verità è che tutti dobbiamo fare autocritica, anche perché il problema della sicurezza è la punta di un iceberg, rispetto a un universo del lavoro sempre più frastagliato, parcellizzato e in continuo divenire non solo dal punto di vista contrattuale, ma pragmatico. Tutti sono chiamati all’impegno: legislatori, controllori, amministratori e imprese. È evidente, senza per questo essere additati di appartenenze politiche radicali (pare addirittura superfluo dire) che il punto debole è sempre rappresentato da tutti coloro che si trovano a operare in condizioni di lavoro inaccettabili.
La necessità di un vero e proprio colpo d’ala, di uno scarto, è un fatto, dunque, di modernità ma soprattutto di umanità e civiltà. L’approssimarsi del Natale e delle festività, l’incertezza sul futuro in cui si trovano a vivere numerose famiglie, sono tutti elementi che fanno pensare alla necessità di un avvento. Non vi è momento più propizio forse per un auspicio che possa tramutarsi in speranza.
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