Capin si è sentito tradito
L'opinione di un lettore sull'ultimo addio alla Pallacanestro Varese. "Era da tempo che chiedeva la cessione ma non si è tirato indietro"
Gentile Sig. Franzetti,
mi permetto di fare alcune considerazioni riguardo l’articolo "La Cimberio si sbarazza di Capin".
Le parlo da tifoso, purtroppo uno dei pochi, che è a conoscenza della realtà dei fatti e che è stanco di vedere un amico ricoperto di insulti che non merita.
Lei nel Suo articolo scrive che «Dopo la partita di Udine, giocata in maniera disastrosa, il 25enne esterno ha dichiarato candidamente di non voler più giocare per Varese…» e che probabilmente l’arrivo di Brown è tra le cause che hanno spinto il giocatore a tale dichiarazione.
Sa da quanto tempo Aleksandar chiedeva alla società di poter andar via? Da più di due mesi. Ben prima dell’arrivo di Brown e certo ben prima della sconfitta di Udine.
Questo significa che il giocatore, pur nell’insoddisfazione di una situazione che gli stava stretta ormai da troppo tempo, ha continuato ad impegnarsi per la squadra fino ad arrivare all’epilogo di Udine. Non parlerei quindi di disimpegno, tantomeno di tradimento bello è buono.
Al contrario, chi può essere accusato di tradimento è la società che a giugno, discutendo il contratto del giocatore, gli ha chiesto di restare a Varese con la promessa che sarebbe stata costruita una squadra competitiva. Squadra che, come tutti abbiamo potuto constatare, è ben lungi dal poter essere considerata competitiva.
Le ricordo, inoltre, che Capin è un giocatore di livello internazionale, giovane e con ottime prospettive future. Un giocatore che ha dedicato tutta la vita al basket e che conta sul basket per il proprio futuro.
Restare in una squadra come la Varese di quest’anno avrebbe significato “rallentare” il suo processo di crescita. Processo che, già in passato, era stato messo a rischio dalla stagione fallimentare di Reggio Calabria.
È lecito accusare il giocatore di egoismo, ma sfido chiunque a prendere una decisione diversa dalla sua, a maggior ragione con una famiglia in Serbia da mantenere.
La situazione della Cimberio si spera non sia disastrosa quanto quella di Reggio, ma se si perde lo stipendio un anno, si ha tutte le ragioni del mondo per avere paura ed evitare qualsiasi rischio. Non crede?
In conclusione vorrei esprimere il mio rammarico per tutto quello che è stato detto contro il giocatore, poiché un conto è esprimere un’opinione, un altro è offendere ed augurare il male.
Cordiali saluti.
Un tifoso (Lettera firmata)
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Risponde Damiano Franzetti
Caro tifoso
una lettera così lunga e appassionata merita certamente una risposta.
Iniziamo con il dire che non sono d’accordo con gran parte delle sue parole. Non lo sono per diversi motivi: iniziamo con il dire che, se Capin è un giocatore di livello internazionale che ha dedicato la vita al basket, queste caratteristiche valgono anche per altri componenti della Cimberio, a partire da Gek Galanda. Lei dice che il play si è sentito tradito perché la squadra non è all’altezza: ebbene, lui di questa squadra doveva essere uno dei cardini, dei giocatori che avrebbero dovuto fare il salto di qualità.
E poi, mi permetta: Capin ha dei procuratori scafati e navigati, che sanno muovere le proprie pedine come dimostra il mercato "in entrata" della Cimberio di questi tempi. Possibile che non sia stato guidato in questa difficile stagione, magari con consigli utili per "sopportare" l’annata a Varese prima di spiccare il volo verso altri lidi?
Sul fatto che ci sia differenza tra il dare un’opinione negativa e augurare il male a una persona, sono perfettamente d’accordo con lei.
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