«Così ho salvato i dispersi sul Lema»

Parla Claudio Tiziani, radioamatore che ha localizzato la famiglia di ucraini che si era persa nel tentativo di passare il confine sul monte Lema

Si chiama radiolocalizzazione ed è un settore del grande mondo dei radioamatori. Si è rivelato fondamentale per la salvezza di una famiglia di ucraini dispersa domenica sul monte Lema. A spiegare di cosa si tratta è Claudio Tiziani, radioamatore che ha localizzato e aiutato il soccorso alpino svizzero (Rega) a salvare la mamma e i suoi 5 figli che si erano avventurati per i monti sopra la Valdumentina con la speranza di entrare in Svizzera da clandestini dopo essere stati portati in quel posto presumibilmente da passatori. «Non sono un eroe e non voglio esserlo, sono stato un anello della catena di salvataggio che si è messa in moto per salvare questa famiglia – spiega Tiziani, nato a Morazzone ma da 40 anni in Ticino – un mio amico radioamatore di Lodi mi ha contattato dopo aver captato la richiesta di aiuto di uno dei figli della donna. Sapendo della mia passione per la radiolocalizzazione mi ha chiesto di cercare da dove provenisse con precisione questa richiesta di aiuto».

A quel punto Tiziani si mette in contatto con la radio della famiglia dispersa e mette in campo le sue conoscenze per la localizzazione del segnale. Nel frattempo è in contatto continuo con l’elicottero della Rega che pare non riuscire a localizzare i dispersi. «Erano lontani dal punto e io, con un inglese stentato, ho cercato di farmi spiegare cosa vedevano nei dintorni fino a quando – continua Tiziani – mi hanno indicato il rifugio del monte Lema». L’elicottero, dopo oltre due ore di ricerche, riesce a localizzarli mentre un alpinista li sta raggiungendo a piedi. I cinque sono sfiniti, mal vestiti e semi-assiderati nella coltre spessa di neve che in questi giorni supera il mezzo metro. L’elicottero, però, si allontana e alla radio Tiziani sente le urla disperate della mamma e dei suoi bambini che credono di non essere stati visti. In realtà l’equipaggio dell’elicottero si è reso conto della necessità di un medico che possa prestare i primi soccorsi.

Nel frattempo Tiziani cerca di mantenere la calma mentre l’alpinista li raggiunge. «I see! I see!». Urla la donna alla radio e Tiziani tira un sospiro di sollievo. E’ fatta, sono salvi. Cos’ha provato in quel momento lo dice con un carico di emozione che in quel momento aveva strozzato:«Ho provato una gioia immensa che ho dovuto trattenere dentro per non agitare i miei due nipotini che in quel momento erano con me – spiega – io e mio figlio ci siamo guardati a lungo e abbiamo disteso i muscoli fino a quel momento tesi». Subito dopo è arrivato l’elicottero a prenderli e a portarli in ospedale. Tiziani, per concludere, dà un consiglio:«Quando si affrontano luoghi impervi come la montagna è necessario portarsi appresso una radio oltre al cellulare. Con 50 euro si trova una ricetrasmittente abbastanza potente da permettere la localizzazione. Dove il cellulare non prende prende la radio». In questo caso, addirittura, ha salvato i piedi del più piccolo dei quattro ragazzi che ha rischiato l’amputazione. Per fortuna i medici del Kinderhospital di Zurigo sono riusciti a salvarli entrambi.

Sul caso la magistratura elvetica ha aperto un´inchiesta e la polizia cantonale ha reso noto che la famiglia, residente da 7 anni in un campo profughi in Ungheria, nel 2007 si era vista respingere due richieste d´asilo. Il 12 gennaio scorso poi era stata fermata dalle guardie di confine mentre tentava di entrare in Ti cino con un treno proveniente da Milano. Poco dopo, proprio nel capoluogo lombardo, di fronte al consolato svizzero, i clandestini avevano organizzato un sit-in in segno di protesta. La disperata ascesa al Lema era l´ultimo tentativo di approdare in territorio elvetico.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 22 Gennaio 2008
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