La responabilità di essere irresponsabili

Nota di Massimo Cattin, segretario dei Comunisti Italiani di Cassano Magnago

Riceviamo e pubblichiamo 

La crisi che continua a coinvolgere Alitalia, deve trovare una soluzione che ne garantisca un piano industriale credibile, e la salvaguardia dei lavoratori della Compagnia e dell’indotto, avendo come obiettivo indispensabile la crescita, dando un sostanzioso impulso agli investimenti, garantendo così lo sviluppo fondamentale per un rilancio della Compagnia; e uno studio approfondito del settore aeroportuale italiano e in particolare del nord.

Dobbiamo porci a questo punto una domanda: chi offre maggiori garanzie per una soluzione che vada nella direzione desiderata? Le possibilità in campo non sono molte, sappiamo dell’Interesse di Air France, e di Air One. Il governo, ha deciso che il piano migliore sia della Compagnia francese, con cui ne tratterà la vendita. La stessa Compagnia francese alla quale era in trattativa il governo Berlusconi (sembrava che la trattativa fosse ben avviata per una conclusione positiva, poi andò diversamente). Oggi, siamo in presenza di una forte protesta della Lega, contro la possibilità di cedere Alitalia senza saperne le condizioni. Interessante è sapere come la crisi di Alitalia sia stata affrontata dalla lega in primis, quando era al governo.

Fissiamo per semplificare le cose una data il 2006, anno in cui poi subentrò il governo Prodi. Verso la fine di Gennaio, la crisi Alitalia è riespolosa all’attenzione pubblica, il nuovo management guidato dall’amministratore delegato Giancarlo Cimoli, (avendo sostituito Giuseppe Bonomi e Marco Zanichelli lega e AN) si trovò sottoposto ad una verifica da parte anche di partiti della maggioranza, oltre ad essere criticato dai sindacati, in quanto ai sacrifici chiesti e sostenuti dai lavoratori Alitalia, non vi è stato un mantenimento degli impegni presi da parte manageriale. Le dichiarazioni di allora, fanno chiarezza sulla inconsistenza delle accuse della Lega che oggi sentiamo ripetute alla nausea. Il ministro Maroni aveva dichiarato: di non farne un dramma se si arrivasse ad una ipotesi di fallimento della Compagnia, ricostruirla e renderla più snella, puntando su sinergie con vettori più piccoli coinvolgendo le Regioni. Siccome, erano in atto rivendicazioni sindacali Calderoli dichiarò: la protesta è selvaggia e fuori luogo. Alitalia forse è meglio anche farla fallire.

Da ricordare con interesse anche un’intervista del ministro delle politiche agricole Gianni Alemanno, che dichiarò: pura follia la posizione della Lega sulla possibilità di fare fallire Alitalia, e che la scelta di dare l’incarico di amministratore a Cimoli fu un patto tra Tremonti e Fini.

Facendo un ulteriore sforzo, inseriamo anche la possibilità ventilata allora da alcuni che Alitalia acquistasse la compagnia Volare poi fallita. Sarebbe interessante sapere chi ci stava dietro a Volare, magari interessi del nord? Di una parte specifica del nord? Chi sosteneva questa ipotesi la fece passare come una fetta maggiore che Alitalia acquisiva su Linate. Che prezzo, avrebbe pagato il nord quello fuori dai giochi di potere questa geniale idea che accollava debiti su debiti? Non ci riporta alla situazione di oggi tanto sbandierata dalla Lega?

Il patto Tremonti-Fini, indica anche un interesse che va oltre al coinvolgimento di un governo, forse di una difesa di interessi politici sulla testa dei lavoratori? Chissà, lo sviluppo di due Hub, Milano e Roma a quali esigenze ha saputo dare risposte?

Difendiamo, la scelta del governo Prodi di aprire una trattativa seria con Air France, per la salvaguardia dei lavoratori e lo sviluppo della Compagnia.

Di altre perdite di tempo inseguendo particolarismi futili non né abbiamo bisogno. Soprattutto da chi si è mostrato incapace di trovare soluzioni e di evitare fallimenti su fallimenti.                     

Partito dei Comunisti Italiani 

Per la sezione di Cassano Magnano

Massimo Cattin

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Pubblicato il 03 Gennaio 2008
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