Malpensa, la crisi incombe: che fare?

Problemi annosi nei singoli settori, rosi dal precariato e dalla mancanza di regole e ora minacciati dalla crisi. Fra le vie d'uscita ipotizzate quella di un disimpegno graduale di Alitalia, invece del taglio improvviso dei voli

Durante l’attivo sindacale dei confederali di tutte le categorie, tenutosi giovedì mattina a Malpensa, si è rilevato che a pagare le conseguenze della crisi di Alitalia saranno per primi proprio i lavoratori meno tutelati e più sfruttati dello scalo lombardo: situazioni come quella dell’handling, definita «di una gravità indescrivibile, ormai senza regole e fuori controllo» (una realtà denunciata più volte da vri delegati, quella della carenza di regole), oppure il catering. Proprio qui viene segnalata una delle prime emergenze occupazionali, con LSG Sky Chefs che avrebbe circa 200 esuberi sul migliaio di dipendenti attivi nello scalo insubrico.

Anche altrove la situazione non è allegra: si pensi solo all’edilizia, impegnata nella realizzazione del terzo satellite, già oggetto di un clamoroso sequestro giudiziario lo scorso autunno. È Simona Ghiraldi, responsabile di Fillea-Cgil Varese, a raccontarci di un’azienda edile con tanto di regolare appalto che impiegava soltanto rumeni – circa 40-50 – ospitandoli in case in affitto di sua proprietà, con canoni altissimi in proporzione alla misera paga, e per giunta trattenendosi come niente fosse i soldi della cassa edile, vale a dire ferie pagate e tredicesime. Anche dalle reiterate denunce di vari lavoratori («poi non più visti, c’era un turnover continuo, dopo due settimane non c’erano più») al sindacato era partita la richiesta d’intervento all’ispettorato del lavoro poi sfociata nel temporaneo sequestro del cantiere.

Al di là delle realtà di settore, la crisi scoppiata con il piano industriale Alitalia è un problema globale, per il quale «ognuno deve fare la sua parte: sindacati, associazioni datoriali, Sea». Lo riconosce Lucia Anile, segretaria provinciale Filcams-Cgil, che sottolinea la «situazione drammatica» nel suo settore, con 5000 dipendenti in 130 attività diverse, e 500 lavoratori dell’indotto alberghiero a rischio. E non si può sempre rincorrere e subire le conseguenze di scelte che non dipendono da noi».

Fra le possibili soluzioni d’emergenza prospettate c’è l’”atterraggio morbido”, o "disimpegno graduale" di Alitalia. Stefano Franzoni, per la segreteria regionale Uil, riferisce a Varesenews che «si parla molto di Alitalia e poco di Malpensa. Non ci deve essere contrapposizione fra la salvezza dell’una e dell’altra; le soluzioni devono essere diverse. Air France può essere la soluzione per la compagnia di bandiera, ma non lo è per questo aeroporto». Bisogna dunque pretendere che gli slot dei voli inutilizzati di Alitalia siano ceduti ad altre compagnie, concedere loro i permessi del caso, «e guadagnare tempo graduando il taglio dei voli Alitalia in almeno due anni, invece che di colpo il 1° aprile». Utopia? Franzoni dice di no, e che sul piano dei costi, se si mette in conto quello, presumibilmente pesante, degli ammortizzatori sociali necessari quando la mazzata si abbatterà su Malpensa, anche prolungare la lenta agonia del vettore nazionale potrebbe non essere affatto più costoso. E a marzo si aprirà il fronte delle liberalizzazioni del mercato aereo da e per gli Stati Uniti, sottolinea Franzoni: potrebbe essere una boccata d’ossigeno o un’occasione perduta, a seconda di come ci si saprà porre. Peccato che il momento non sia proprio dei migliori.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 24 Gennaio 2008
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