Bicistazione, un’idea vincente
La propone Marco Meneghetti, già assessore al Comune di San Donato Milanese, in un incontro organizzato con Legambiente e Fiab
Di biciclette e mobilità intermodale si continua a parlare a Busto Arsizio. Dopo le iniziative pubbliche di Alterlist (Custodiamocilabici) è stata la volta martedì sera di un incontro con Marco Menichetti (a destra nella foto con Andrea Barcucci di Legambiente), a lungo assessore a San Donato Milanese, sul concetto delle bicistazioni, che Legambiente e Fiab intendono promuovere e diffondere anche a Busto e nel Varesotto, territori strangolati dal traffico motorizzato ma in cui resiste un nucleo di pedalatori duri e puri persino fra i pendolari.
Nella città dell’Eni (vi ha sede Metanopoli) da qualche anno si pedala che è un piacere: Menichetti ha vissuto per qualche tempo in Olanda, Paese di alta civiltà ciclistica, riportandone a casa alcune idee azzeccate. A San Donato, durante l’amministrazione chiusasi l’anno scorso, è stato progettato e realizzato da Menichetti, quale assessore ad ambiente e lavori pubblici, il primo esempio italiano di bicistazione, ora guardato con interesse in varie città.
Si tratta di una struttura che non solo offre riparo e custodia alle biciclette di chi si reca a prendere la metropolitana (linea 3), ma anche servizi come vendita e noleggio, messa e punto e riparazione dei mezzi, vendita di gadget, organizzazione di corsi di autoriparazione e così via, rendendosi quindi anche economicamente autosostenibile una volta raggiunta una certa soglia di utenti. Col che, fra l’altro, si è recuperata un’area che dal 1990 era considerata un "Bronx" locale. Si pensa ora di ampliare l’offerta, per ora limitata (si fa per dire) a 340 posti, anche perchè ogni giorno ben 15.000 persone arrivano a San Donato da fuori per lavorare.
Vi è poi il bike sharing, intervento distinto dalle bicistazioni e già usato con grande successo, ad esempio, a Lione e Parigi, ma anche in altre realtà italiane come appunto San Donato Milanese o Ravenna: Esso permette agli utenti iscritti, tramite un’apposita chiavetta, di sganciare una bicicletta "pubblica" studiata per resistere ai vandalismi (solida, gomme piene, ecc.) e usarla in ambito cittadino, lasciandola poi in un posteggio dello stesso tipo di quello di partenza, per poi inforcarne un’altra al bisogno, e così via. Se poi si tiene conto che a Milano si parla con insistenza di un vastissimo progetto di "invasione" della zona all’interno dei bastioni da parte di migliaia di "biciclette pubbliche" con i loro bravi posteggi protetti (mentre si sarebbe ignorata del tutto, in compenso, la questione bici nei progetti di rifacimento della stazione Centrale), si affaccia anche la necessità di integrare le varie scelte che nelle singole zone metropolitane si andranno a compiere.
Nella città dell’hinterland milanese il sistema, con i vari interventi coordinati (bicistazione, bike sharing, piste ciclabili con soluzioni specifiche di sicurezza per semafori e rotonde, regolamenti edilizi che impongono un posto bici ogni tre persone negli edifici residenziali o amministrativi…) ha funzionato e dal 2002 al 2005 la mobilità in bicicletta si è impennata dal 3 al 12%. Il tutto con interventi che, sottlineava Menichetti, sono stati fatti a costi relativamente limitati, e senza aspettare anni e anni fra le promesse e le realizzazioni.
Per questo l’esempio virtuoso di San Donato agli ambientalisti di Busto Arsizio piace, e il presidente locale di Legambiente Andrea Barcucci auspica che dopo le citate iniziative di Alterlist e il parcheggino coperto da 40 posti bici creato dal Comune presso la stazione FS in accordo con RFI, ulteriori interventi sull’ex deposito bici oggi abbandonato possano portare anche qui ad una vera e propria bicistazione.
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