“Bordelli” addio, cinquant’anni fa la legge Merlin
La legge, che prese il nome dalla senatrice socialista, venne votata con un’ampia maggioranza. L’obiettivo era punire lo sfruttamento. Oggi cosa è cambiato?
A spegnere i sogni degli italiani a base di giarrettiere e profumi ci pensò una frase, stampata cinquant’anni fa: “E’ vietato l’esercizio di case di prostituzione nel territorio dello Stato e nei territori sottoposti all’amministrazione di autorità italiane”. E’ il primo articolo della legge 20 febbraio 1958 numero 75, la cosiddetta Legge Merlin, che prese il nome della parlamentare socialista Lina Merlin che la promosse. Di fatto – ma il divieto entrò in vigore il 20 settembre dello stesso anno – venne imposta la chiusura delle cosiddette “case chiuse”: si chiamavano così perché il governo Crispi nel 1888 obbligò le case di piacere a tenere le persiane chiuse. Mussolini, invece, impose ai titolari di erigere intorno alle case dei muri per nascondere.
Le case di tolleranza (dal francese maisons de tolérance) sono ricordate e descritte in innumerevoli romanzi. Di fatto sono ancora vive nella memoria di tanti giovani che negli anni cinquanta vissero la Merlin dalla parte del cliente. I quartieri dove avveniva la prostituzione, un tempo malfamati come il caso di Brera, a Milano, oggi sono diventati di moda. I vecchi casini sono sontuose abitazioni private o lussuosi uffici di professionisti. Ma le case chiuse, oggi, esistono ancora. Basta leggere i giornali, e non solo le pagine di cronaca: annunci su annunci parlano di giovani e prosperose ragazze che ricevono “anche in appartamento”. Basta una telefonata al cellulare ed è possibile entrare. Non ci sono più le tariffe e le marchette di un tempo (vale a dire ciò che il cliente pagava alla cassa ricevendo in cambio, appunto, la marchetta che poi dava alla prostituta) ma il concetto non cambia: non solo la prostituzione non è sparita – utopistico obiettivo di ogni governo – ma soprattutto non è stato raggiunto l’obiettivo di colpirne e sradicarne lo sfruttamento. Da più parti sono state presentate proposte di riapertura delle case chiuse. In alcuni paesi europei questa è già una realtà, basti pensare ad Amsterdam, anche se il quartiere a luci rosse, attrattiva della città, sarà presto ridimensionato per dare spazio ad una speculazione edilizia. Ma anche alla Germania, dove addirittura venne fatta un’operazione di “marketing” in occasione dei Mondiali di calcio del 2006, o anche alla vicina Svizzera (bar con appartamenti) o alla Spagna.
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