Stramba ed esilarante, ecco l’Italia del paziente Manera
Risate e applausi per il comico di Zelig che ha portato all'Apollonio il suo ultimo spettacolo "Costole"
Si ride, si pensa e si pensa che è meglio ridere guardando "Costole" di Leonardo Manera. Ridere dei paradossi della società, della destra e della sinistra, del sesso, del traffico, dei centri commerciali. Il comico di Zelig che ieri sera, venerdì 1 febbraio, ha portato all’Apollonio di Varese il suo ultimo spettacolo ha una battuta per tutto. Più che battute quelle di Manera sono piccole verità dai lati assurdi (e con tante "erre" pronunciate con gli occhi sbarrati e lo sguardo fisso al pubblico come solo lui sa fare) tutte tipicamente italiane. Lo spettacolo si svolge in una stanza d’ospedale: fredda, triste, asettica. Quando si è ricoverati si pensa, si diventa critici su tutto: sull’inutilità di molte cose che facciamo, sulle stranezze delle nostre abitudini e sulle piccole soddisfazioni che ci fanno dimenticare tutto il resto. Trovare il posto libero per l’auto proprio sotto casa, avere il cellulare che prende dove per tutti gli altri non c’è campo… Siamo davvero così? Viene da chiedersi. E Manera da paziente, ossia che aspetta che guariscano le sue costole rotte, ce lo chiede e lo chiede anche al suo amico Galbusera, un pupazzo fatto di biscotti, prodotto che, oltre a quella strana sostanza che è il semolino, in ospedale non manca di certo. I suoi monologhi sono esilaranti così come le sue canzoni dedicate ai suv, alle tangenziali e alla politica che si vende sugli scaffali dei centri commerciali. Ma riflettere troppo sui controsensi della nostra vita non fa bene e a interrompere i pensieri del comico bresciano ci pensa la brava Valeria Barreca. Infermiera sensuale e severissima che gioca le carte della seduzione più agguerrita per far tornare al turbato paziente Manera tutti gli istinti primari possibili, calcio e desiderio di indebitarsi per cinquant’anni per avere una macchina nuova e gigante compreso. Il tutto è scandito dai ritmi armoniosi dei musicisti Alessandro Carlà, alle tastiere e Fausto Alimeni, alle percussioni. Alla fine il sipario si chiude, qualche skethc con i suoi personaggi più famosi – il vecchino e l’immancabile Pieter – e gli applausi arrivano forti per la buona performance di Manera, per la sua squadra e anche, calorosi, per il povero e incredulo pupazzo Galbusera.
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