Traffico di esseri umani: 12 arresti
Le indagini della GdF di Milano, nate dopo un maxisequestro di droga a Malpensa, si sono protratte per un anno, coordinate dalle Procure di Busto Arsizio e Brescia
Tratta di esseri umani, pachistani e indiani, che da Brescia venivano spediti come merce, stipati nel cassone dei furgoncini, verso la Francia e la Spagna, ma anche la Germania e il Regno Unito.
Si conclude oggi una maxioperazione della Guardia di Finanza di Milano – e nello specifico, del gruppo di Legnano – contro la tratta di clandestini, proseguita per un anno sotto il coordinamento delle Procure della Repubblica di Busto Arsizio e di Brescia. Il bilancio è di settantuno indagati: dodici arrestati e cinquantanove denunciati a piede libero. Negli ultimi dodici mesi i militari sono venuti a capo, sgominandola, di un’organizzazione che introduceva clandestini nel territorio dell’Unione Europea. L’accusa per tutti è di associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina.
Erano in gran parte pachistani ed indiani a comporre l’organizzazione, con base in Lombardia – soprattutto nella Provincia di Brescia, dove forte è l’immigrazione dal subcontinente indiano. Gli arrestati sarebbero tutti di nazionalità pachistana. Gli indagati ricevevano i clandestini, "instradandoli" quindi verso varie destinazioni in Europa (Spagna, Francia, Belgio, Regno Unito). Ciò avveniva perlopiù facendo passare loro il confine francese dal Piemonte su furgoni merci coperti, del tutto inadatti a trasportare persone in condizioni decenti. I clandestini viaggiavano anche in venti per volta sui mezzi, soffrendo gravemente il freddo e mancanza d’aria. La Procura di Brescia contesta ai capi dell’organizzazione, che raccoglieva il denaro per questi scomodissimi "passaggi", l’aggravante di aver messo a repentaglio la vita dei clandestini.
Le indagini erano iniziate un anno fa in seguito al sequestro di un spropositata quantità di eroina (circa 26 chili) all’aeroporto di Malpensa. Le Procure di Busto Arsizio e Brescia, lavorando in team, hanno "radiografato" tutto il Nordovest d’Italia cercando riscontri anche in altri paesi europei; a novembre erano scattati i primi arresti.
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