Duplice omicidio, assolto Isidoro Marai

L'esecuzione di Arcisate non ha un colpevole. Le due vittime furono attirate in un'auto e freddate a colpi di pistola

Isidoro Marai è stata assolto dalla corte d’assise del tribunale di Varese, presieduta dal giudice Giovanni Polidori, dall’accusa di duplice omicidio. L’autotrasportatore quaranteseienne era accusato di aver freddato, la notte del 13 novembre 2004, Emanuele Costa e Giuseppe Petralia, attirati e poi assassinati dentro una Bmw, nel cortile di una carrozzeria ad Arcisate, con cinque colpi sparati presumibilmente da una calibro 38. Un’esecuzione spietata a cui aveva fatto seguito l’indagine condotta dalla procura e dai carabinieri di Varese.
Marai è stato assolto ai sensi dell’articolo 530, secondo comma, del codice di procedura penale, cioè quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che l’imputato abbia commesso il fatto. Il delitto di Arcisate, a quattro anni di distanza, non ha un colpevole. Isidoro Marai ha nel frattempo già scontato tre anni di carcerazione preventiva e sarà rilasciato a breve.
La sentenza lo condanna a cinque anni e otto mesi di reclusione, però, su un altro versante dei capi di imputazione, ovvero quelli legati ai reati fiscali: false fatture, false denunce ed evasione fiscale, reato commesso proprio grazie all’aiuto delle due vittime, le quali, secondo l’accusa, avevano poi chiesto una parcella di 130mila euro per i servizi offerti. Da qui il movente dell’omicidio, ha sostenuto il pm Massimo Politi, che aveva chiesto l’ergastolo: «Marai era disperato – ha detto in aula –  perché non poteva pagare e aveva a paura per la sua famiglia, ma avrebbe dovuto chiedere all’autorità pubblica, invece di uccidere».

Se i taroccamenti fiscali sono stati comunque provati, la difesa di Marai può comunque vantare di aver portato a casa una vittoria sul «cuore pulsante» del processo, come l’hanno definito gli avvocati, e i commenti sono di  logica soddisfazione. «E’ una sentenza giusta – dice l’avvocato Stefano Bruno – noi abbiamo sempre creduto all’innocenza del nostro assistito e, durante il processo, abbiamo cercato in tutti i modi di farci sentire». Smorza i toni, adesso, il legale, ma durante il dibattimento la polemica con la pubblica accusa era stata a tratti aspra. L’altro avvocato di Marai, Michela Albini, è commossa: «Con questa sentenza, Isidoro vede la luce dell’aurora, dopo tre lunghi anni di custodia cautelare».
Subito dopo la sentenza, i familiari dell’imputato sono scoppiati a piangere. La moglie e la figlia hanno abbracciato a lungo gli avvocati. Marai, dalla gabbia dell’aula bunker, ha detto «vi vorrei abbracciare ma ci sono le sbarre» al suo collegio difensivo. In aula erano presenti anche il procuratore capo Maurizio Grigo e il pm Massimo Politi e si sono attenuti alla riservatezza classica, per i magistrati, dopo una sentenza.

Ma al di là del ricorso o meno della procura, c’è anche un altro aspetto che va considerato: con la sentenza di oggi, il caso è ufficialmente riaperto. Le indagini portarono inizialmente in carcere, per il duplice omicidio, due persone, Marai e Andrea Incognito, cognato di Petralia che era accusato di concorso in omicidio per averne voluto rilevare l’attività. Ma anche quest’ultimo è stato assolto, in udienza preliminare, e la sentenza è appena passata in giudicato. Un processo indiziario, senza arma del delitto e senza testimoni diretti, che non ha sciolto, secondo la corte, i ragionevoli dubbi sulla colpevolezza dell’imputato.  

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Pubblicato il 20 Marzo 2008
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