Teatro Sociale: se il Comune non compra, ci saranno altre vie
Parla la direttrice artistica e coproprietaria Delia Cajelli e spiega le ragioni di una trattativa che, al momento, ha un interlocutore privilegiato ma non unico
Il Teatro Sociale è in vendita. E questa non è una novità.
Sono in corso trattative con l’Amministrazione comunale bustese. E anche questa non è una novità.
Il nome del futuro proprietario, però, è ancora lontano dall’essere individuato «Confermo – afferma in un comunicato Delia Cajelli direttrice artistica e co-proprietaria del teatro Sociale di Busto Arsizio – che sono in atto anche altre trattative, come ha scritto la stampa locale. Ci sono più persone e realtà interessate all’acquisto dell’immobile, con l’intento, alcune, di snaturarne la sua natura di polo culturale. Nella malaugurata ipotesi in cui le trattative con l’amministrazione comunale non andassero a buon fine, mi vedrò costretta, a malincuore, a percorrere altre vie».
Quindi, tutto è possibile allo stato dei fatti, per lo spazio culturale di piazza Plebiscito, la cui nascita risale al 1891 su disegno architetto milanese Achille Sfondrini, già autore del teatro Carcano di Milano.
Il teatro, acquisito da una cordata di imprenditori locali nel 1999 non riesce più a sostenere i costi di gestione: «Ora, però, il coraggio, di fronte alle gravi difficoltà in cui versa il teatro Sociale, come tanti altri teatri non pubblici – afferma Delia Cajelli – non basta più. Confermo, dunque, che sono in atto trattative per la vendita dello stabile e che, nella giornata di ieri, ho avuto un incontro con Claudio Fantinati, assessore alla Cultura del Comune di Busto Arsizio».
Nella sua lettera, la direttrice artistica, che negli anni ’80 lottò per restituire alla città uno spazio teatrale trasformato in cinema, ripercorre le tappe fondamentali della sua gestione che ha visto l’arrivo a Busto di grandi nomi del teatro, ma anche attività dedicate ai più piccoli per avvicinarli all’arte. Una carriera trascorsa in piazza Plebiscito al fianco e, spesso, in difesa dell’istituzione culturale, salvandola spesso da speculazioni edilizie, la più nota delle quali risale alla fine degli anni novanta, quando si ventilavano trasformazioni dello stabile in supermercato.
«Le trattative avviate con l’amministrazione comunale – commenta ancora Delia Cajelli – sono in linea con la storia di questa sala e con quello che faccio giorno per giorno, sostenuta da collaboratori, che hanno condiviso e condividono con me la fatica quotidiana di lavorare su due fronti: il mantenimento dello stabile, con la sua storia ultra-centenaria, e –cosa più importante- l’organizzazione del lavoro, che configura il teatro Sociale come uno dei più qualificati poli culturale di formazione della provincia di Varese. È da molto tempo, dagli anni Ottanta che sto cercando di avviare trattative con il Comune. Esiste una fitta documentazione, a conferma. Tutte le volte, però, “qualcosa” ha fatto sì che il teatro Sociale non diventasse pubblico».
Il pallino, quindi, è nelle mani del Sindaco, ma la partita non è conclusa.La community di VareseNews
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