I clandestini occupano le case abbandonate di Malpensa

Prima furti e intrusioni e ora un problema ben più serio: gli stranieri si introducono nelle case delocalizzate. Intervengono i carabinieri

Occupazione abusiva degli immobili delocalizzati. Un’operazione dei carabinieri di Busto Arsizio a Lonate Pozzolo, in via Moncucco, ha scoperchiato una situazione a rischio, che gli amministratori locali hanno più volte sollevato. Gli uomini dell’Arma hanno eseguito una serie di verifiche in alcune abitazioni, di proprietà della Regione Lombardia e affidate per la manutenzione all’Aler (Azienda lombarda edilizia residenziale): cinque cittadini stranieri che avevano occupato abusivamente un immobile sono stati trovati all’interno, mentre altri controlli sono stati eseguiti in alcune  abitazioni di piazza Santa Maria. Gli stranieri denunciati sono tre clandestini e due regolari originari del Marocco, tra un’età compresa tra i 25 ed i 30 anni, mentre in manette è finito un marocchino di 29 anni che non ha ottemperato all’ordine di espulsione emesso dal Questore di Bergamo nel 2007: si trovava nella casa di un connazionale regolare in piazza Santa Maria a Lonate Pozzolo. 

Le case, troppo vicine allo scalo di Malpensa per essere abitate (in base ai flussi di rumore e inquinamento, nei limiti di 400 metri dal perimetro del sedime aeroportuale) e per questo acquisite negli anni scorsi dalla Regione Lombardia dopo il trasferimento dei residenti in altri immobili, sono chiuse da tempo, con gli ingressi murati e i lucchetti ai cancelli (nella foto una palazzina "delocalizzata"). Sono stati dati in gestione all’Aler dalla Regione Lombardia, ma i sindaci dei Comuni interessati, Lonate Pozzolo, Somma Lombardo e Ferno chiedono una revisione degli accordi: «L’operazione dei carabinieri in via Moncucco ha fatto scattare il campanello d’allarme – spiega il primo cittadino lonatese Piergiulio Gelosa -. Negli anni abbiamo fatto interventi, sollecitato l’attenzione della popolazione e delle forze dell’ordine, sollevato le antenne per un rischio concreto per la sicurezza. Chiediamo che la Regione coinvolga il Comune nelle scelte, che decida cosa fare di quegli immobili. Furti, intrusioni e altro si erano già verificati: la manutenzione e la gestione affidate all’amministrazione comunale garantirebbe più controllo. Le famiglie delocalizzate sono state 150, le domande giacenti per il secondo bando sono 171: non tutte verranno accettate, ma serve intervenire in fretta. Le soluzioni prospettateci sono due: o l’abbattimento degli immobili con la possibilità di ricostruire altrove, oppure la variazione di destinazione d’uso, che però è complessa e limitata».  

Anche a Ferno, dove le case delocalizzate sono una trentina e quelle in attesa 21, c’è attenzione: «Qualche tentativo di intrusione è stato effettuato tempo fa – spiega il sindaco fernese Mauro Cerutti -, ora come ora non mi risulta ci siano problemi. Certo, sarebbe meglio piuttosto abbattere quelle case piuttosto che rischiare: il Comune deve essere protagonista nelle scelte». Stesso discorso a Somma Lombardo, dove il primo cittadino Guido Colombo fa il quadro di una situazione difficile sotto molto punti di vista: «Noi passiamo con la Polizia Locale e anche  carabinieri ci danno una mano a controllare – spiega -, ma a Case Nuove (la località sommese dove sono state delocalizzate una sessantina di abitazioni e ne restano in attesa altre 80) si trovano spesso lucchetti divelti, muri abbattuti in parte, cancelli divelti. A creare più danni ci sono poi i furti sistematici di rame: pluviali, componenti di arredo, recinzioni. Fossero i Comuni ad avere in mano la gestione della manutenzione sarebbe tutto più controllato. Riconvertire quegli immobili e darli in gestione all’amministrazione è quello che chiediamo».    

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Pubblicato il 17 Aprile 2008
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