Acqua, le bollette di Aspem sono “illegittime”
Sotto "inchiesta" gli aumenti del 2007. L'azienda potrebbe essere costretta a rimborsare i soldi
Tariffe fuori legge, Aspem dovrà fare un passo indietro. L’ultimo aumento in bolletta, deciso nel 2006, è stato giudicato «illegittimo» dalla Regione e quindi l’azienda è stata invitata a riallineare la propria tariffa a quelle stabilite nel 2002 dal Cipe (comitato interministeriale programmazione economica): il gestore del servizio (Aspem) sarà «diffidato» e in caso di mancato ritorno alla bolletta dell’acqua di sei anni fa, scatterà anche una denuncia all’autorità giudiziaria.
La decisione è clamorosa: in teoria, si apre la strada a ricorsi da parte dei cittadini, che secondo alcune interpretazioni legali potrebbero persino intentare una class action per riavere i soldi pagati dopo l’aumento della bolletta. Per le casse di Aspem sarebbe un bel problema, anche se la vicenda è in punta di interpretazione giuridica e rischia di trascinarsi a lungo.
Il “pasticcio” è stata sollevato da una nota del Pirellone, inviata ai comuni l’8 aprile scorso, che chiarisce chi debba decidere la determinazione delle tariffe in caso di mancata attuazione dell’Ato, l’autorità provinciale dell’acqua. Com’è noto, in Provincia di Varese, l’Ato è già costituito (la convenzione è stata firmata), ma non è ancora operativo: non ha un bilancio proprio (bisogna costituire il consorzio), non fa investimenti (bisogna approvare il piano d’ambito). E dunque non può assolvere a un altro compito fondamentale che gli assegna la legge: determinare le tariffe, ovvero le bollette che paghiamo noi cittadini. Per questo, nel 2006, l’assemblea dei soci di Aspem si interrogò sull’aumento della bolletta, chiese un parere legale, e scelse una interpretazione tollerante: anche se non c’è l’Ato – fu la linea adottata – Aspem può comunque alzare la tariffa e usare quei soldi per fare gli investimenti necessari, ammodernare l’acquedotto e cercare nuovi pozzi per combattere la siccità. Obiettivo lodevole, ma oggi quella interpretazione legale viene sovvertita dal Pirellone: in mancanza di un’Ato operativo, bisogna applicare la normativa transitoria del Cipe del 2002 e tornare alla vecchia bolletta.
Che succederà? “L’inchiesta”, è affidata alla Camera di commercio, che sta monitorando tutti gli aumenti delle tariffe dell’acquedotto dopo il
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