Autosilo in centro, “il referendum occasione di democrazia diretta”
Audio Porfidio lancia la battaglia contro l'opera, che costringerà a spostare il monumento ai caduti, e accusa il Comune: "I cittadini non vengono informati"
Il monumento ai caduti di piazza Vittorio Emanuele II troneggia ancora al suo posto, ma non si per quanto. L’ultimo 25 aprile la classica commemorazione dei caduti della lotta di liberazione è andata in scena nella solita location, ma potrebbe essere l’ultima volta: il monumento (nella foto) dovrà essere smontato e spostato (in piazza Trento e Trieste, secondo la volontà dei partiti di maggioranza) per far posto ad un autosilo, indispensabile tassello del progetto di rinnovamento commerciale e residenziale dell’area degradata a sud della piazza. Contro questa prospettiva La Voce della Città e alcune forze della sinistra (o di quel che ne rimane) hanno raccolto oltre tremila firme. Il referendum comunale, indetto di conseguenza per domenica 25 maggio, chiede se si è favorevoli alla costruzione dell’autosilo; gli organizzatori avrebbero invece voluto incentrarlo sullo spostamento del monumento, ma non è stato possibile. Quanto alla data, si tratta di una collocazione obbligata, secondo quanto riferiva il sindaco, ma che risulta decisamente infelice, così a ridosso del voto politico e provinciale: in più, c’è un quorum del 33% degli aventi diritto perchè la consultazione, prima e unica nel suo genere in città, possa essere considerata valida. Non sarà facile, ma gli organizzatori ci credono fortemente.
Il più convinto è naturalmente Audio Porfidio, il consigliere comunale de La Voce della Città, come sempre un fiume in piena. Punta il dito contro l’amministrazione e il «silenzio assordante» fin qui tenuto sul tema del referendum comunale. «Ci hanno concesso i dovuti spazi per i manifesti» spiega «ma non hanno rimosso quelli delle passate elezioni: è evidente che la gente si confonderà e non si accorgerà neppure che c’è un referendum. È una vergogna, ma noi risponderemo con settantamila volantini che spiegano la questione. La gente deve sapere che non si ha rispetto per i caduti, che prima di loro viene l’edilizia». Le lamentele di Porfidio includono l’orario del voto, dalle 8 alle 20 invece che dalle 8 alle 22 come per le elezioni, e di sola domenica invece che anche il lunedì fino alle 15; oltre agli attacchi per una volta subiti, invece che mossi, in consiglio comunale. «Hanno detto che farò spendere al Comune e ai cittadini 250.000 euro per questo referendum, ma non è vero» tuona. «Non saranno più di 30-40mila euro» sostiene. I conti si faranno alla fine, ma, insiste il consigliere, «il referendum è prima di tutto un’occasione unica di democrazia diretta. È la prima volta a memoria d’uomo che si tiene una simile consultazione a Busto Arsizio: è una possibilità prevista dallo Statuto comunale, non ce la siamo inventata noi per capriccio. Ed è il momento giusto per togliere alla politica quella "delega in bianco" che crede di aver avuto dagli elettori».
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