L’ospedale perde “pezzi” sull’oncologia
Da luglio, la Medicina Nucleare non sarà più a norma per eseguire particolari prestazioni, importanti soprattutto nella cura dei tumori
Il reparto di Medicina Nucleare dal prossimo luglio sarà a mezzo servizio. L’attuale sede, infatti, non risponde più ai requisiti di sicurezza imposti dalla legge. Sicuramente non potranno essere più effettuate le marcature cellulari e non ci sarà più spazio per realizzare i radiofarmaci.
Quel reparto, che in 35 anni di attività si è guadagnato stima e fama in un campo molto delicato qual è quello oncologico, è alla vigilia di una contrazione dell’attività a causa, soprattutto, di una serie di decisioni contrapposte che hanno caratterizzato gli ultimi anni.
Due anni fa, quando ci occupammo di Medicina Nucleare e della Pet Tac mancante, avevamo detto che dal luglio 2008 il reparto, ospitato nei sotterranei del Circolo, non sarebbe stato più a norma. La situazione odierna è frutto di una serie di cambiamenti di opinione. Il direttore Roberto Rotasperti, nel delineare i "contenuti" del nuovo monoblocco, aveva riservato uno spazio all’interno del nuovo ospedale. Il suo successore Carlo Pampari, però, fece "sloggiare" dai progetti la Medicina Nucleare per lasciar spazio al laboratorio analisi. Così, le planimetrie iniziali a firma CMB sul reparto oggi diretto dalla dottoressa Silvana Garancini non furono mai acquisite e oggi il nuovo direttore Walter Bergamaschi ha deciso di "reintegrare il reparto radiologico" chiedendo a Infrastrutture Lombarde di rifare il progetto: «Il trasferimento della Medicina Nucleare è una delle nostre priorità –
ha assicurato Bergamaschi ( nella foto a destra) – È una delle opere per cui avvieremo il cantiere già dalla prossima primavera». Un anno di attesa ancora a cui si aggiungeranno i tempi tecnici di realizzazione, mentre gli operatori avranno le mani legate dalla normativa sulla sicurezza: «Il problema ci è noto e stiamo tentando di trovare una soluzione alternativa con l’Asl».
Il secondo punto delicato legato al reparto sono i quattro milioni di euro della donazione Maciecchini, su cui l’azienda vinse anche un contenzioso nel 2003. Il lascito fu destinato dall’allora direttore generale Lucchina all’acquisizione di una "Pet Tac", un macchinario sofisticato che permette un’indagine approfondita in campo oncologico con ottimi risultati dal punto di vista della cura del paziente. Dopo 5 anni di attesa, il destino di quei fondi non è ancora chiaro, mentre Busto, dopo un periodo di rodaggio con una Pet Tac portatile, ha chiesto di dotarsi del macchinario in modo stabile. Il problema legato alla Pet Tac è che, visto i costi, l’autorizzazione regionale risponde a criteri territoriali e, data la vicinanza con Busto, il Circolo potrebbe arrivare secondo eccedente: « Non credo che l’esperienza di Busto possa influire sulla nostra attività – minimizza il direttore generale – Noi ora partiremo con un’esperienza di Pet portabile per verificare le richieste e l’organizzazione del personale».
Per i medici e tecnici di Medicina Nucleare, che da sei anni sanno di avere a disposizione 4 milioni di euro, il timore è quei soldi verranno destinati a ristrutturare il reparto: «Formalmente – ricorda Bergamaschi – quel lascito era legato all’intestazione del reparto alla signora Maciacchini».
Le risposte potrebbero arrivare a breve, quando, ad ottobre saranno pronti i progetti esecutivi e partiranno le gare di appalto dei lavori: « Nel progetto della Medicina ci sarà lo spazio per la Pet» taglia corto il dg prima di ricordare anche le altre priorità: «Il trasferimento nei vecchi reparti di medicina nel padiglione centrale dei reparti di dialisi, nefrologia e oculistica, che saranno collegati al monoblocco. Al loro posto collocheremo, rpbabilmente, il laboratorio analisi».
Più lunghi i tempi per gli odontoiatri che arriveranno nel vecchio PS da Velate, sede storica destinata ad essere venduta.
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