Morselli, genio solitario incompreso
Al teatro Santuccio Valentina Fortichiari ha parlato dello scrittore scomparso 35 anni fa con rivelazioni illuminanti e spunti inediti
Solitario, inarrivabile Guido Morselli, lo scrittore al quale la rassegna “Amor di libro” ha dedicato un’intera serata in occasione dei 35 anni dalla sua tragica scomparsa. Protagonista dell’evento, Valentina Fortichiari, una tra le massime studiose dello scrittore, autrice di saggi e collaboratrice alla prima edizione critica delle opere di Morselli in via di pubblicazione da Adelphi. In un dialogo serrato e denso con Dino Azzalin, poeta ed editore (che ha annunciato la ristampa di “Realismo e fantasia”, un Morselli introvabile da anni), la Fortichiari ha affrontato una difficilissima sfida: rendere più comprensibile uno scrittore raffinato e anomalo come Morselli, rivisitando la sua vita eccentrica, analizzando la sua opera misconosciuta in vita e, spesso, anche dopo la morte.
Una colta disanima di vita e opere, generosa di rivelazioni illuminanti, di spunti inediti, di felici incursioni tra le pagine dello scrittore, eppure sempre sospesa su una vicenda che mantiene intatte ampie zone d’ombra. Suggestivo il ritratto dell’uomo Morselli tracciato dalla Fortichiari davanti agli spettatori del Teatrino Santuccio di Varese, tra i quali sedeva anche il primo cittadino, il sindaco Attilio Fontana. Il ritratto di uno scrittore che, lungo gli anni, intraprende “un cammino solitario verso se stesso”, come ha sottolineato la studiosa, dominato da una precoce predestinazione alla scrittura, pura e assoluta come le virtù praticate da Guido: onestà intellettuale, sobrietà, discrezione, consapevolezza della provvisorietà umana.
Un ritratto, quello della Fortichiari, capace di chiarire molto della letteratura “versione Morselli”: come ha ricordato, “scegliendo la solitudine, lo scrittore si mise ad ascoltare e diede voce alle voci plurime del proprio io”. Un geniale Zelig della scrittura, capace di infiniti travestimenti, dotato di una potenza affabulatoria che lo trasforma nel Vittorio Emanuele di “Divertimento 1889” o nel pontefice in esilio a Zagarolo (ma ci pensate?) di “Roma senza papa”. Romanzi che si misurano con una dimensione europea, che alla studiosa fa evocare il portoghese Fernando Pessoa, rendendo Morselli decisamente “inassimilabile ai modelli premiati dagli editori”.
Eppure restano ombre, interrogativi, una vita che custodisce gelosamente il suo mistero. Esemplare il “super 8” amatoriale, realizzato da Morselli, presentato al Santuccio: tanti piccoli dettagli di apparente serenità, ma anche una continua insistenza su cieli che si coprono di nubi e che sgomentano. Oppure le missive inviate alle case editrici (la Fortichiari ha letto quella per Calvino), trasudanti abitudini e valori arcaici, rurali, ostentati davanti agli occhi dei moderni interlocutori dell’industria culturale. Per non parlare della morte per suicidio nella villa (anzi, nella dependance del custode) di via Limido, immediatamente successiva alla morte in aereo alla quale il fratello era miracolosamente scampato. Fatalità e coincidenze che ci rendono l’isolato Morselli un enigma senza fine. E un autore dal fascino straordinario.
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