«Pechino è stata ammazzata»
Un pubblico attento e appassionato del "gigante cinese" ha ascoltato Renata Pisu, giunta a Librando per presentare "Mille anni a Pechino"
«Hanno distrutto interi quartieri. Azzerato tutte le abitazioni caratteristiche per far spazio a grattacieli dalle forme avveniristiche, autostrade a sei corsie, palazzi e monumenti dalle forge più disparate. Pechino ha subito un “urbicidio”». La sentenza di condanna arriva da Renata Pisu, giornalista e scrittrice, profonda conoscitrice del grande paese asiatico dove ha vissuto per molti anni. Ieri sera, nel tendone di Librando a Samarate intervistata da Andrea Giacometti sulla sua ultima fatica letteraria "Mille anni a Pechino", ha accompagnato gli spettatori in un viaggio virtuale in quello che rimane del grande regno dei mandarini, dell’impero di Mao, della dittatura di Piazza Tien Ammen, fino ad arrivare alla vigilia dei giochi olimpici: «Per le autorità cinesi il 2008 doveva essere l’anno della consacrazione, del riconoscimento mondiale della proprie efficienza e capacità organizzative – spiega Renata Pisu – Oggi, dopo il terribile terremoto che ha sconvolto lo Sichuan, si teme che tanto lavoro vada perduto, che i Giochi passeranno in secondo piano e che gli spettatori diserteranno le manifestazioni. Il sisma è stato come una mano calata dal cielo che si è messa tra la grande esaltazione e la dura realtà».
L’enorme stato che tanto spaventa l’occidente sta vivendo, ma solo nei suoi grandi centri urbani, una trasformazione così repentina e sconvolgente che ha annullato tradizioni, usi e costumi: «Quando hanno cominciato a costruire, hanno requisito le case di interi quartieri, dando agli abitanti una misera ricompensa e un’abitazione in casermoni di trenta piani nei sobborghi cittadini. Di fatto, è stata uccisa una comunità, con propri legami e ritmi sociali. Gli anziani si sono sentiti derubati della propria vita, i più giovani si sono adattati, diventando uguali ai propri coetanei occidentali. Le trasformazioni hanno suscitato polemiche tra gli intellettuali ma anche tra la popolazione. In questo grande paese, però, dove le contestazioni sono all’ordine del giorno, non esiste un collante vero tra i diversi gruppi di contestatori. Il vero motore di questa società che procede nonostante tutto è la speranza di fare lo scatto sociale, di migliorare».
E se da una parte c’è la voglia di riscatto che scalda gli animi, dall’altra c’è una cultura che attribuisce alla parola scritta il rispetto maggiore: «In Cina non è esistita dinastia che non abbia distrutto tutto quello costruito dalla precedente. In Cina, l’unica cosa importante è la scritta di ciò che fu, per dare la possibilità di ricostruire in futuro. La grande differenza tra noi e loro è il concetto di falso: per i cinesi non c’è fals,o se l’intenzione è quella di ricopiare fedelmente, con lo stesso intendimento, l’opera prima».
Ma chi è oggi
Un’analisi a trecentossessanta gradi del pianeta Cina di oggi, di ieri e di domani: « Fino a vent’anni fa sapevamo a mala a pena dove fosse. Oggi assistiamo alla sua ascesa inarrestabile e non so proprio dire cosa succederà domani. So solo che ci riguarderà tutti»
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