Referendum, i commenti del “day after”
Sconfitti ma non domi i referendari. L'ex sindaco Rossi: "Ci voleva un referendum anche per le passerelle dei Cinque Ponti...". Corrado: "Sono state le primarie della città partecipata"
Disfatti sul campo, ma non domi, i sostenitori del no al referendum, per quanto delusi dalla bruta realtà dei numeri non mollano. Fra i più autorevoli del "fronte del no" rimasto a bocca asciutta nonostante l’impegno profuso c’è l’ex sindaco di Busto Arsizio, senatore Gian Pietro Rossi. «Cinquemila votanti è per me un risultato ottimo» sostiene, «dovrebbe far riflettere, soprattutto chi gabella per gran successo di averne portati alle urne numeri ben inferiori. Domenica al voto c’era tutta gente convinta di partecipare e dare il proprio parere, anche chi ha votato per il sì. Chi non è andato lo ha fatto non tanto seguendo ordini di partito, ma perchè la cosa non gli interessava. Però davvero» rincara «si è comportato da coniglio, nel segno della comodità di non scegliere, un atteggiamento purtroppo molto diffuso in Italia». Per Rossi «non si può svilire uno strumento come il referendum dicendo che "non si fa per un garage" come qualcuno ha sentenziato. Ditemi voi quali sono temi più rilevanti del futuro aspetto del centro città… e forse era meglio tenere per tempo un referendum anche sulle passerelle ciclopedonali dei Cinque Ponti».
Per Rossi «dietro il no espresso dai votanti c’era un pensiero, anzi molti: filoni ideali diversi ma che convergevano, dagli anziani affezionati al monumento e ai suoi significati fino a gli ambientalisti che vogliono ridurre l’uso delle auto in centro. Mi è spiaciuto che le associazioni combattentistiche non abbiano preso una posizione esplicita» commenta l’ex sindaco, che non dimentica di sottolineare la scarsa pubblicità data al referendum: «Quando nell’85, da sindaco, mi ritorvai con la patata bollente del rifacimento delle pavimentazioni del centro (lavori poi conclusi sotto l’amministrazione Tosi ndr), per prima cosa indissi una grande assemblea con gli interessati, oggi invece… non dico di più, ho già detto abbastanza cattiverie». Con la licenza concessa a chi ha ricoperto le più importanti cariche, e dall’altro di età ed esperienza fustiga i suoi più o meno indegni successori. Non è un caso che tra le lingue più pungenti ci siano gli ex Presidenti della Repubblica.
Tornando alle cronache cittadine, Audio Porfidio, primo motore del referendum, ancora non manda giù che il sindaco Farioli, «che avrebbe dovuto essere al di sopra delle parti», abbia atteso il venerdì per un appello al voto per il sì, precisando che la sua Giunta "avrebbe comunque portato avanti" il progetto. «I cittadini leggono e si chiedono: perchè dunque votare se il nostro voto non serve?» Per Porfidio, comprensibilmente deluso ma che al tempo stesso si sente «vincitore» comunque, «i cittadini, che ringrazio della loro partecipazione, sono stati presi in giro: non c’è stato neppure un dibattito sotto l’egida dell’amministrazione su quanto si andava a votare. Siamo stati boicottati in tutti i modi».
Per Antonello Corrado di Rifondazione Comunista invece il bicchiere è nonostante tutto mezzo pieno: i suoi ragionamenti sono singolarmente in linea con quelli di Rossi. «Mi attendevo un’affluenza doppia al voto rispetto a quella che abbiamo poi visto» ammette «però sapere che 5000 bustocchi hanno voglia di dire la loro è confortante. Di sicuro il referendum non è stato un successo, passato sotto silenzio com’era, ma nemmeno un flop totale. Cinquemila persone è più della capienza dello Speroni, o più del risultato delle primarie tanto dell’Unione che del PD. Oserei dire che questa è stata a suo modo una primaria della città partecipata, al di là dei partiti». In questa cittadinanza attiva interessatasi alla questione Corrado intravede la volontà di dire la propria anche su altri e più ampi aspetti di pianificazione urbana: «C’è il Piano di Governo del Territorio, peccato che ormai i giochi siano quasi fatti. I palazzinari le loro osservazioni le hanno senz’altro portate, il cittadino comune, di fronte a scelte che avranno effetti durevoli dei decenni e che riguardano comunque i suoi interessi, che fa?» Per questo i cinquemila bustocchi recatisi alle urne domenica sembrano al consigliere comunista «una ricchezza per la città, che merita spazio di espressione».
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