Zappoli: “Questo Ato ha il virus della privatizzazione”

Il consigliere spiega perchè Rifondazione comunista è contro l'adesione al consorzio della gestione idrica

Riceviamo e pubblichiamo

Ieri sera il Consiglio Comunale di Varese all’apparenza é stato chiamato a deliberare sull’adesione all’ATO, ma in realtà é stato chiamato a rispondere alla diffida della Regione Lombardia, che vorrebbe commissariare chi vuole salvaguardare l’acqua come bene pubblico sotto controllo dei Comuni e non vuole regalarla al privato. I 32 Comuni della provincia di Varese che sono minacciati di commissariamento lo sono per una colpa ben precisa: la difesa degli interessi dei cittadini. Se finora l’ATO non si é costituito, non é per responsabilità di alcuni “irresponsabili”, come qualcuno vorrebbe far credere, ma per il rifiuto cosciente del modello di ATO che é stato proposto. Come consigliere comunale di Varese già nella scorsa consiliatura mi ero espresso contro la prima bozza di ATO, che già aveva il virus della privatizzazione al suo interno e sono stato da subito contrario alla nuova formulazione introdotta dalle Legge Regionale. Per questo ho condiviso la scelta del rinvio, in attesa del pronunciamento della Corte Costituzionale e del Referendum regionale o di un passo indietro della Regione, anche sulla base dell’evoluzione normativa intervenuta a livello nazionale. Per questo prima di iniziare il dibattito in Consiglio ho posto ai voti una proposta di sospensiva ed una mozione d’ordine finalizzata a bloccare una deliberazione che avverrebbe su documenti, quali la Convenzione, illegittimi, in quanto ancorati a norme di legge non più in vigore.

Per chiarezza, vorrei rammentare alcuni punti:

1 Il Consiglio Comunale di Varese ha votato due mozioni nelle quali si affermava un cambiamento di prospettiva affinché l’acqua non fosse una merce, ma tornasse fra i commons, i beni di diritto pubblico spettanti a ciascuno in base alla necessità e che si doveva mantenere sotto controllo pubblico il ciclo dell’acqua, sia nella gestione delle reti che nell’erogazione del servizio idrico integrato. Non so con che faccia, chi allora votò queste mozioni si prepara oggi a dire di sì a questo ATO

2 La Legge regionale, a evidente rischio di incostituzionalità, impone ai Comuni di consegnare la proprietà delle reti idriche, fognarie e i depuratori a una Società Patrimoniale unica per tutta la Provincia di Varese e questo vuol dire espropriare i Comuni dei beni dei cittadini.

3 La stessa legge regionale impone ai Comuni di separare la Gestione delle reti e degli impianti idrici dall’Erogazione e impone la messa a gara mediante appalto del servizio di Erogazione, aprendo in questo modo la strada all’ingresso di Società private in un bene che deve restare comune e pubblico, garantendo a queste società un profitto supplementare per non fare nulla che non sia già fatto dalle attuali società pubbliche.

4 Successivamente all’approvazione della legge regionale fu presentato dal Governo un ricorso alla Corte Costituzionale e più di 130 Comuni lombardi hanno promosso un referendum regionale, sul quale si esprimeranno i cittadini lombardi.

Infine l’ultimo intervento normativo ha ristabilito nella normativa nazionale, cui la legislazione regionale non può derogare, gli stessi principi che hanno portato a dire no alle scelte cui si arriverebbe sottoscrivendo i documenti alla base della costituzione dell’ATO nella forma in cui sono proposti. Infatti si parla non di «unicità della gestione», ma di «unitarietà della gestione», che lascia la possibilità di un modello di gestione aperto a più soggetti, fra cui quelli pubblici, senza obbligo di gara a favore di privati.  

Contro alla diffida, sono state avanzate proposte che costituiscono la base per la costituzione dell’ATO garantendo la tutela di un bene di tutti, perché la contrarietà non é all’ATO, ma a questo modello di ATO. Per le reti, si possono definire convenzioni o accordi fra Comuni e Gestori (ad esempio Aspem) cui competa la gestione delle reti e degli impianti funzionali all’erogazione del Servizio Idrico, impianti e reti di proprietà dei Comuni cui deve essere riconosciuto un canone d’uso ed il diritto a fare investimenti, senza che via l’obbligo di un Gestore unico con un’unica patrimoniale. Molti dei Comuni minacciati di commissariamento, sono gli stessi che hanno subito negli ultimi anni pesanti crisi idriche e che con il Gestore da loro scelto hanno affrontato l’emergenza e finanziato gli interventi per uscirne definitivamente (scavo di nuovi pozzi, interconnessioni tra le reti di Comuni diversi) facendosi carico delle spese nei loro bilanci. E questo dimostra che le scelte a favore della collettività e contro la crisi idrica o lo sperpero delle risorse si possono fare anche senza questo modello di ATO e che quindi non é vero che non vi sia altra scelta!! Ad esempio i Comuni soci e fruitori di Aspem hanno avanzato la proposta di una patrimoniale dei Comuni che fanno capo ad Aspem. Allo stesso modo, per garantire lo svolgimento dei servizi idrici, nell’ATO si dovrebbe accettare un modello di organizzazione del servizio che tenga conto delle peculiarità territoriali e delle specifiche esigenze locali e si dovrebbe rispettare la legge che prevede anche l’affidamento cosiddetto “in house”, ossia ad aziende pubbliche sotto controllo pubblico, costituendo dei sub-ambiti, riconoscendo che questo non preclude forme di collaborazione e/o integrazione rispetto all’insieme dell’ambito provinciale.

Resto convinto che l’acqua non debba diventare una merce sulla quale si specula o su cui si costruiscono carriere professionali e politiche, che le tariffe che si pagano per l’acqua devono essere destinate a garantire la qualità del servizio, il rispetto dell’ambiente, l’educazione ad un consumo intelligente e non un profitto privato. Resto convinto che se finora l’ATO non si é costituito e non si sono fatte le scelte necessarie la colpa non é di chi ha voluto difendere l’acqua dagli interessi privati, ma di chi ha preferito bloccare l’interesse pubblico per garantire la futura privatizzazione. Per questo ho presentato oltre venti emendamenti ai documenti sottoposti alla deliberazione, emendamenti che verranno discussi il prossimo martedì 27 maggio, perché, come ho detto in aula, se proprio qualcuno vuole insistere su una scelta dannosa per la collettività, almeno che gli costi la fatica di passare ore in Consiglio Comunale, prendendosi la responsabilità di respingere le proposte emendative ed accettando di votare a favore di un atto illegittimo oltre che sbagliato nel merito. Per questo, con la Sinistra Varesina – costituente per la sinistra arcobaleno, si é preparato un apposito volantino di chiarimento da diffondere in migliaia di copie.

Infine vorrei sottolineare come non si possa ridurre la questione ad una polemica fra Lega e Pd, dimenticando che se si parla di acqua come bene comune é grazie ad un movimento che ha costruito iniziative che hanno coinvolto comitati, forze politiche ed amministratori locali, dimenticando la proposta di legge di iniziativa popolare per l’acqua bene comune che ha raccolto decine di migliaia di firme. Tutto il lavoro fatto per garantire l’acqua come bene pubblico non può essere ridotto ad una polemica politica di corto respiro. Soprattutto non si può usare di un bene che é di tutti accettando di metterlo in mani private per portare a casa qualche contraddizione nel campo avverso, come sta facendo il Pd.  

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Pubblicato il 23 Maggio 2008
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