Gli aerei prendono il volo finanziando la scuola
Piena di spunti concreti la tavola rotonda che ha accompagnato il convegno sul distretto aerospaziale svoltosi alla Liuc
E’ uno dei più straordinari distretti italiani, specie tra quelli che non sanno di esserlo: con il suo 30% dell’export dell’intero settore in Italia, l’aerospaziale varesino è un interessante voce della bilancia commerciale italiana e un fiore all’occhiello mondiale.
Ma da quando è antrato in crisi, negli anni settanta ed è caduto nell’oblio mediatico, ha cominciato a lavorare sottotono: arrivando comunque a quel 30% di esportazione, certo. Ma con un difetto di comunicazione notevole, che pregiudica sinergie e finanziamenti.
Per questo ha avuto il senso della rinascita il secondo incontro “ufficiale” delle aziende del settore, avvenuto mercoledì 18 giugno 2008 presso l’università Carlo Cattaneo – LIUC, di Castellanza. Un incontro che aveva come punto di partenza la ricerca sul comparto realizzata dall’Università, ma la cui seconda parte si svolgeva letteralmente intorno a un tavolo, con quattro delle principali aziende produttrici a parlarne: tra loro, con il resto della platea, e con il delegato per la ricerca della Regione Lombardia, il professore ed ex rettore della Luiss Adriano de Maio, a rappresentare le istituzioni e chi, dal punto di vista politico, può “oliare” una sinergia che funziona solo parzialmente e che, per la quale, la semplice formula del distretto non sembra quella più adatta: “possiamo dare a questa aggregazione il nome che si vuole, ma in realtà a muoversi qua è, e deve essere, una comunità” spiega proprio de Maio.
Comunità che in parte si conosce bene, ma in parte vorrebbe conoscersi molto meglio: “la mia azienda, la Gemelli, realizza sistemi per eliminare attoivamente il rumore: è perciò una azienda piccola, con pochi lavoratori, che produce elementi che sono solo a supporto della costruzione aerea: ma abbiamo più volte aiutato in qualache piccolo particolare l’Agusta, e il fatto di impiegare solo 20 minuti per arrivare in azienda e cercare insieme ai tecnici la soluzione conta parecchio”.
Quella di Pierantonio Pavan, Amministratore Delegato della Gemelli Srl è una testimonianza che da fisiciamente il senso del distretto, e proviene da un imprenditore che “investe almeno il 20% di ricerca e sviluppo all’anno, per necessità: se non faccio così la mia azienda, in un settore come questo, muore” che ha nel dna la capacità di farsi scenari a lungo termine, e che vede molta della sua foruna nei grandi progetti delle aziende aeronautiche che fanno da traino sul territorio, AgustaWestland e AlaniaAermacchi.
E che con lei volentieri programmerebbe i lavori per “i prossimi 25 anni” come chiede l’Aministratore Delegato di AgustaWestland Giuseppe Orsi (nella foto, in visita ad Aermacchi), come condizione vera per procedere in sinergia nell’evoluzione aeronautica . “noi abbiamo bisogno di riflettere ora su cosa faremo fra 20 anni, perchè noi dobbiamo già pensare ora a come fare tra 10 anni l’elicottero che verrà venduto tra 25" Ha piegato il chairman di Agusta. Una proposta che le aziende dell’indotto accoglierebbero volentieri “se potessimo avere la speranza concreta, che nel passato non è stata sempre corrisposta, di far culminare la ricerca a lungo termine che portiamo avanti nell’instaurare un rapporto privilegiato con i risultati di quella ricerca” segnala Pavan, anche a nome della più grande Secondo Mona, azienda dell’indotto rappresentata nella tavola rotonda dall’Amministratore Delegato Roberto Mona.
E’ questa una delle principali difficoltà dei rapporti tra aziende che fanno della ricerca il loro punto cardine, e realizzano innovazioni costose e fortemente innovative: un forte rischio imprenditoriale dovuto proprio a quell’innovativita, il cui peso è tollerabile dalla grande aziende ma molto meno dalle piccole, e che rendono queste ultime molto più timorose nell’annentrarsi in un settore così a rischio. “Se creo una catena di fornitura, io trasferisco al mio partner una parte del rischio imprenditoriale – spiega con lucidità Carmelo Cosentino, Amministratore delegato di AleniaAermacchi, conscio di quello che con il partenariato le grandi industrie chiedono alle piccole aziende – tant’è che i miei fornitori cominciano a fare parte del nostro programma, e vengono coinvolti personalmente nei processi di innovazione: questo è però un forte trasferimento di rischio imprenditoriale ed è su questo che si può lavorare con le piccole imprese, per aiutarle a diventare più coraggiose o al contrario farle rischiare di meno".
Con una preoccupazione comunque aleggiante nei discorsi: che certa eccellenza, questo tasso di innovazione, non è e non deve essere alimentato per caso o per fortuna. “Non esiste che nel territorio della più grande azienda di elicotteri al mondo ci sia un solo corso di elicotteristica, al Politecnico di milano, e poi nient’altro – lamenta Giuseppe Orsi – E’ una cultura diffusa e una formazione specifica, che si poggia sul credere che un settore del genere sia un vero punto di forza, a fare solido il tessuto industriale" .
Un problema reale, che non tocca solo le alte specializzazioni: “In questo settore bisognerebe tornare ai “peritoni” e a a quegli istituti tecnici industriali, sostenuti dalle aziende, che formano super periti. Gente che poi verrebbe assunta il giorno dopo il diploma”. Suggerisce De Maio, che butta lì anche la possibilità di sponsorizzare, da parte delle aziende, anche corsi di laurea specialistici che attraggano luminari pagati dai privati, alzando così la qualità del dibattito specifico e creando humus per la ricerca locale.
“Ci state?” è la provocazione alle aziende più grandi di De Maio.
La risposta delle aziende, positiva, sembra ennusiastica e scontata. E la disponibilità dell’università ad occogliere i suggerimenti della pià grandi aziende, pure. L’attenzione anche alle figure tecniche di medio livello – oltre ai ricercatori – unanime, perchè tutti ne hanno una gran fame.
Si tratta ora, perciò, di partire. “Visto l’entusiasmo con cui la proposta è stata accettata, a me non resta che darvi appuntamento fra un anno, per verificare con una bella inchiesta giornalistica a che punto sarete di questa promessa” ammonisce il moderatore e giornalista del Sole 24 ore Franco Vergnano.E c’è da credere, viste le prime premesse e la forza con cui grandi e piccoli si sono messi subito in campo, che troverà qualche novità.
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