La Costituzione è bella, chiara e sconosciuta

Federalismo fiscale, laicità, autonomie locali e diritto al lavoro. Allo spazio Scopricoop storici, giuristi, parlamentari e amministratori locali hanno discusso della carta fondamentale dello Stato italiano

Il compleanno della Costituzione italiana è stato più forte del richiamo degli Europei di calcio. Nel giorno della sfida tra Italia e Romania, allo spazio Scopricoop di via Daverio a Varese, si è tenuto un incontro sulla carta fondamentale della Repubblica italiana organizzato da Coop Lombardia e Anpi provinciale. Tra i relatori la senatrice del Pd Marilena Adamo, il sindaco Attilio Fontana, il deputato del Pd Daniele Marantelli, lo storico Enzo Laforgia, il giurista Riccardo Conte, il presidente dell’Anpi Angelo Chiesa, il presidente di Confcooperative Claudio Marelli. Ad Alfredo De Bellis, “padrone di casa”, il compito di moderare il dibattito.

Fontana ha aperto gli interventi, citando una ricerca dell’Istituto Ferrari sulla conoscenza del testo costituzionale tra gli italiani. «Credo che sia giusto definirla “questa sconosciuta”. Perché il 51 per cento dei cittadini ha dichiarato di non conoscerla e solo l’11 per cento di averla letta. È un’ottima costituzione, soprattutto nella prima parte, quella generale, mentre la seconda, nella parte riservata alle autonomie locali, si nota la presenza di un compromesso. Insomma, un po’ un pasticcio. Quindi penso che nessuno si offenda se si fa qualche piccolo aggiustamento, spogliandoci però dei pregiudizi e in uno spirito concorde. Io mi sento vicino al modello svizzero e sono per il federalismo fiscale, anzi per un’autonomia impositiva di ciascun ente, evitando però un nuovo centralismo regionale perché se devo avere un imperatore preferisco averlo a Roma piuttosto che a Milano, almeno posso criticarlo».

Angelo Chiesa, presidente provinciale dell’Anpi, che di questa costituzione ne è la principale depositaria morale, ha ricordato l’importanza di divulgare il testo e il rispetto dei valori in essa contenuti. Ecco perché la scelta di stamparla e distribuirla in omaggio ai presenti. Operazione che venne già fatta ai tempi di Umberto Terracini, uno dei padri della Costituente, nell’immediato Dopoguerra.

Tre relatori avevano il compito di scegliere e parlare di un articolo. Per Marantelli l’articolo 4 ( La repubblica riconosce  a tutti i cittadini il diritto al lavoro…) riapre una ferita aperta sul territorio, ovvero la vicenda dei 180 lavoratori della cartiera Munksjo di Besozzo che ha deciso di chiudere. «Vengono lasciati a casa perché la multinazionale svedese ha deciso che non era strategico». Il deputato del Pd raccoglie il testimone di Fontana: «Già nel 1990 era presente nel dibattito la necessità di trasformare il senato in una camera delle regioni. Inoltre, non c’è federalismo fiscale senza federalismo a velocità variabile. Le regioni pronte devono chiedere le competenze. Nei prossimi mesi presenterò una proposta di riforma dell’articolo 116 (regioni a statuto speciale ndr): sì al federalismo ma nel rispetto della differenziazione, della solidarietà e dell’adeguatezza».

Una delle caratteristiche della costituzione italiana è  il linguaggio in cui è scritta: chiaro e comprensibile da chiunque. «Se il 51 per cento non la conosce– ha detto Laforgia – è un vero peccato, perché si legge facilmente. Ad esempio, l’articolo 12 quello sulla bandiera italiana, come dice Tullio De Mauro, poteva essere scritto da un bambino delle scuole elementari. La maggior parte delle parole usate appartengono al vocabolario di base. I padri costituenti, in quel testo, hanno trasferito la loro coscienza esperenziale. Come nell’articolo 12 dove si dice che  “L’italia ripudia la guerra”».

La costituzione è il risultato di un compromesso, nel senso più nobile del termine. E quale tema, se non quello della laicità, poteva essere più rappresentativo di questo bilanciamento di interessi.  «Quello della laicità è un tema attualissimo  – ha detto Riccardo Conte, avvocato e docente di diritto processuale civile all’università Statale di Milano – ecco perché ho scelto l’articolo 8. Oggi si usa la religione come baluardo, mentre la laicità è il principio supremo dello stato italiano. Eppure dobbiamo vedere il premier che bacia l’anello piscatorio, una cosa mai successa». Per Conte, in tema di religione, non esiste un principio di reciprocità e bisognerebbe parlare di libertà e non di tolleranza. «Chi cita Benedetto Croce e afferma “Noi non possiamo non dirci cristiani” non ha letto quel testo».

Nella sede della coop non poteva mancare un riferimento al principio di mutualità. Claudio Marelli, presidente provinciale di Confcooperative, ha analizzato l’articolo 45: «Se i padri costituenti l’hanno inserito nella costituzione significa che tra i valori assoluti c’era anche quello della cooperazione. Questo articolo ha due interpretazioni: da un parte c’è chi sostiene che si riferisca a tutte le cooperative, dall’altra c’è chi dice che riguardi solo una parte di esse. Questo dualismo si è trascinato fino al 2003, quando si è fatta la riforma del diritto societario riconoscendo vantaggi solo a quelle che avevano una mutualità prevalente e lo spartiacque è stato di natura fiscale e non sostanziale. La solita soluzione all’italiana».

La chiusura dell’incontro, dopo un acceso dibattito tra il pubblico sul tema della laicità, è stata affidata all’unica donna presente tra i relatori, la senatrice del Pd  Marilena Adamo. «Una buona legge dovrebbe essere scritta così, in modo chiaro e comprensibile a tutti. Questa sera si è parlato di federalismo fiscale come se fosse qualcosa di avulso dal resto del sistema. Bisogna uscire dalla fase in cui siamo oggi, piantarla con i piagnistei, come quello del comune di Milano che ha costruito due linee del metrò con risorse proprie, e sapere che non puo’ esistere federalismo fiscale senza le relative competenze agli enti locali. I padri costituenti avevano ben chiaro quello che scrivevano e nell’articolo 5 hanno affermato che la repubblica è una e indivisibile».

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Pubblicato il 14 Giugno 2008
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