Maroni: “A Varese non c’è allarme sicurezza”
Vertice in Provincia, con il ministro e il capo della polizia. Al termine, la diagnosi del problema e le iniziative del governo per il territorio
«In provincia di Varese non ci sono particolari allarmi, la microcriminalità è nella media. Ma noi vogliamo ridurre ancora di più i pericoli». Se il problema sicurezza vi preoccupa, le parole del ministro dell’interno, Roberto Maroni dovrebbero tranquillizzarvi. Il comitato per l’ordine e la sicurezza, riunito questa mattina in Provincia, ha raccolto i problemi del territorio. Ne sono emersi: reati nella media ma con una domanda di presenza delle forze dell’ordine sulle strade, un bisogno di più agenti su Malpensa, richieste di una maggiore attenzione investigativa al sud della provincia dove, in alcuni comparti economici, c’è un’infiltrazione dell’ndrangheta. Che non spara, ma investe e ricicla. Tolto questo punto oscuro, il resto è un quadro nella media.
Maroni ha preso due impegni. Una maggiore attenzione a Malpensa (immigrazione, furti, traffici e contraffazione). E la maggior presenza di uomini sul territorio.
Il vertice, ha sottolineato il ministro, ha inaugurato un approccio federalista al problema sicurezza. «Ogni provincia ha problemi specifici – ha detto – e vanno affrontati partendo dal territorio, dobbiamo puntare sulla prevenzione, coinvolgendo i sindaci, dobbiamo presidiare i quartieri, le strade, far sentire la gente al sicuro, è questa la nuova frontiera». Secondo il ministro, i patti provinciali per la sicurezza dovranno anche stilare un elenco dei bisogni. Quante caserme, quanti uomini, quanti commissariati servono.
Al tavolo, con il ministro e il capo della Polizia, Antonio Manganelli, c’era tutta la classe dirigente della provincia, i due procuratori Maurizio Grigo e Francesco Dettori, il prefetto Aragno, il questore Matteo Turillo, il presidente della Provincia Dario Galli, il sindaco di Varese Fontana, i rappresentanti della categorie economiche, e dei sindacati. «Abbiamo esaminato i punti chiave della sicurezza di questo territorio – ha spiegato Maroni – ci viene chiesta un’attenzione particolare a Malpensa e se serve manderemo più personale, pensiamo poi a un modello di sicurezza integrata che permetterà, grazie al pacchetto sicurezza, di dare ai sindaci la possibilità di fare ordinanze preventive per il controllo de territorio, le categorie economiche hanno sottolineato la necessità di inasprire la lotta all’abusivismo economico e commerciale, e su questo il governo ha già reso operative le norme per la distruzione immediata dei falsi». Di più: «I sindacati hanno chiesto che siano più veloci i tempi per l’ottenimento del permesso di soggiorno – ha detto il ministro – la questura di Varese fa già un lavoro egregio avendo smaltito circa 800 permessi su mille, anche se su questo tema della velocità dei permessi dovremo esercitarci come governo, perché altrimenti si incentiva il lavoro nero. Mi è stato poi segnalato il problema dei campi nomadi che occupano terreni privati e che poi è difficile mandare via».
Il ministro ha poi deviato verso alti temi: ha rilanciato l’idea, già espressa ieri, di portare l’Università dell’Insubria a fare da consulente al Ministero della semplificazione, per snellire la burocrazia «perché costa, alle piccole e media imprese, qualcosa come un miliardi di euro all’anno».
Maroni promette di tornare, per sentire dai rappresentanti del territorio come vanno le cose: «In autunno faremo un altro vertice, e credo ne debbano esser fatti almeno due all’anno».
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