«Matrimonio negato: quale diritto alla famiglia?»
Intervento e considerazioni del consigliere comunale Carlo Uslenghi della lista civica “Insieme per la città”
riceviamo e pubblichiamo
Un matrimonio negato, che avrebbe potuto e dovuto essere celebrato in municipio al fine di legittimare il libero consenso di due promessi sposi, una cittadina italiana e un clandestino albanese, è il segnale che il tempo attuale è condizionato dalla paura, e dunque dalla chiusura ad oltranza e dalla difesa ad ogni costo, che mette a dura prova capacità ed intelligenze, condizionate nel loro agire, genera arroganza e prepotenza che, unite ad ignoranza e violenza verbale, nella loro deflagrazione nel contesto sociale e nelle relazioni tra persone e gruppi, hanno gli stessi effetti di una bomba atomica .
Il rischio peggiore del tempo della paura è quello di trasformare a senso unico il senso della legge e della giustizia in una sorta di sentenze di condanna , già passate in giudicato nelle menti del potere, che trovano fondamento nelle parole annunciate del rispetto della legalità ma le radici sono altrove, nel luogo del pregiudizio, del disprezzo e dell’odio.
La speranza di riscattare al meglio la propria vita, nonostante gli errori che fanno parte dei limiti dell’umana avventura, di affrontare la scelta difficile di costruire una propria famiglia, di diventare padre e madre di un bambino che nascerà tra qualche mese, sono così state spazzate via dalla cecità di chi, ai diversi livelli di rappresentanza, esercita il potere, più preoccupato dell’immagine che si vuol dare di se stessi che del diritto, e soprattutto della ragione che è a fondamento di qualsiasi matrimonio, quella del cuore, dell’amore, ben oltre la clandestinità.
Il permesso di soggiorno viene fatto prevalere sul diritto di famiglia e sulla tutela del nascituro che avrebbe dovuto alla sua nascita riconoscere gli occhi di suo padre e di sua madre, ma per una distorta ed ingiusta applicazione della legge non sarà così.
Siamo tutti sotto lo stesso cielo e sulla stessa terra, nonostante ciò i confini del pregiudizio costruiscono muri più in fretta dei ponti del diritto, della giustizia e della solidarietà. Che il futuro possa essere migliore per tutti i promessi sposi, qualsiasi sia il loro certificato di residenza, e per i bambini che nasceranno nella grande famiglia dell’umanità intera.
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