“Denise per noi non è mai stata solo un nome sul registro”
Amareggiato il preside del Liceo Artistico Monteduro per la ricostruzione della vicenda. "Abbiamo seguito la ragazza sotto il profilo scolastico e personale, sempre in contatto con la faiglia"
Denise Seveso è stata ritrovata, il caso è chiuso. O forse no. La famiglia è lieta di aver ritrovato la ragazza, dopo aver sofferto in silenzio per due settimane, a malapena confortata dalle rassicurazioni degli inquirenti. L’altra grande istituzione sociale che accoglie i giovanissimi, la scuola, è meno lieta della versione della vicenda data alle stampe: sembra che tutte le colpe ricadano lì. E il preside Andrea Monteduro (foto) del Liceo Artistico riprende lo scalfariano "Non ci sto" a modo suo, per quella che, avverte, non è una difesa d’ufficio del suo istituto, «bensì discende dalla consapevolezza di quanto abbiamo fatto – e possiamo documentarlo, nero su bianco – per seguire Denise come studentessa e come persona».
«Da noi nessuno è mai stato solo un nome sul registro» afferma il dirigente scolastico. Un’immagine, quella, che forse esprime meglio il modo in cui la giovane, descritta come piuttosto isolata anche da chi l’ha conosciuta, si vedeva. «Già due anni fa quando vi furono i problemi segnalati (un caso in cui Denise fu pesantemente insultata da alcuni compagni ndr) la ragazza fu difesa, si intervenne e vi furono provvedimenti a carico dei responsabili: io stesso ripresi i ragazzi e fu messa loro una nota disciplinare. Nello scorso anno scolastico» prosegue il preside «la situazione era monitorata, in quanto già nota. Il profitto di Denise era calato, le abbiamo fatto fare corsi di recupero in orario scolastico ed extrascolastico, ci siamo tenuti a più riprese in contatto con la famiglia. Ma vorrei sottolineare che quando gli insegnanti ricevevano i signori Seveso per i colloqui, non è tanto del rendimento nelle loro materie che parlavano, quanto della confusione e allo smarrimento che coglievano in Denise. Persino alcuni compagni si sforzarono di avvicinarla allo psicologo, anche con dei piccoli stratagemmi come andarci di persona per propri piccoli problemi e farsi accompagnare». Insomma, la volontà d’ascolto c’era, «e sarebbe ingeneroso dire che Denise è stata lasciata sola, ci lascia tanta amarezza». Probabilmente la giovane voleva essere lasciata sola: c’era qualcosa di dissonante nel suo rapporto con gli altri, succede a molti adolescenti, maschi e femmine, in tanti drammi personali silenziosi che non approderanno mai alla cronaca.
La parola fine a questa storia deve ancora essere messa. Difficile
comprendere fino in fondo il giovane cuore di una diciassettenne, i suoi sogni e aspirazioni, le sue paure. Tutti ci siamo passati, ma nessuno è rimasto uguale ad allora. Monteduro tocca un argomento complicato: «Non sappiamo se la ragazza vorrà tornare da noi, "Chi l’ha Visto" ci diceva di no. Se vorrà cambiare scuola è ovviamente sua libera scelta, ma se vorrà tornare sappia che la accoglieremo al meglio, perchè possa proseguire gli studi con serenità. Alla tarsmissione di Raitre ho detto: a giugno noi avevamo bocciato Denise, a settembre è lei che ha bocciato noi. Ma il nostro obiettivo, non da domani, da sempre, era di promuoverci a vicenda. Noi ci crediamo».
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