E domenica sarà Spagna-Italia, resto del mondo permettendo
Azzurri pronti alla disfida, anzi alla rinvincita, con i "caballeros" iberici di Freire, Sanchez, Valverde e Contador. Bettini tenta un tris da leggenda
L’Italia è pronta alla rivincita dell’Olimpiade: il secondo posto di Rebellin per una mezza ruota in cima alla Grande Muraglia ha lasciato l’amaro in bocca e si vorrebbe rendere la pariglia ai cugini spagnoli. Sì, perchè Spagna e Italia sono al momento le forze più vive e tatticamente più temibili del panorama internazionale. Senza per questo dimenticare altre fortissime nazionali europee e non, ricche di tradizione e di atleti di grande valore, che potranno sfruttare questa rivalità a proprio vantaggio se testa e gambe risponderanno a dovere.
A confermare la voglia di rivalersi sui caballeros tornati trionfatori dalla Cina con la medaglia al collo di Samuel Sanchez è Paolo Bettini, il capitano, su cui si addensa una pressione enorme. Paolo è il campione da battere, gli ultimi due campionati mondiali se li è aggiudicati lui, aggiungendoli all’oro olimpico di Atene per un palmarès già da leggenda. E la voglia di entrare nella storia realizzando la mission impossible di un tris mondiale consecutivo Paolo ce l’ha. Non sarà facile: non è riuscito al mitico Binda, al grande Coppi, al "cannibale" Merckx, al fortissimo Freire, spauracchio perenne di queste corse "mangiaebevi" di un giorno.
Il percorso è insidioso. «Rispetto a Pechino» osserva "il grillo" «c’è meno dislivello in complesso, però le strade sono meno larghe, più nervose, non si può certo starsene dietro tranquilli ad aspettare il momento buono». Per Bettini il tratto in assoluto più pericoloso è il falsopiano dopo la salita dei Ronchi: impossibile rilassarsi dopo l’aspro sforzo profuso. «La situazione più temibile? Trovarsi in un gruppetto in fuga a dover tenere d’occhio tutti… Lì se ti scappa qualcuno…» Insomma le ricognizioni dei giorni scorsi hanno dato spunti utili per analizzare questo circuito mondiale made in Varese. Per Paolo si tratterà di sentire le gambe, valutare bene la sua condizione, usare la testa, ragionare: «A volte mi partono prima i pedali che il cervello» confessa, e le sue sparate all’attacco sono ben note. Agli otto compagni che lo affiancheranno – i Cunego, Ballan, Rebellin, Paolini (mezzepunte con "licenza di vincere"), Bosisio, Bruseghin ("regista"), Tonti e Tosatto – il compito di affiancarlo e "marcare" stretto i temibili spagnoli, più tutti gli outsider. Sì, perchè il rischio è di sottovalutare i molti altri candidati al successo, per sempio i lussemburghesi fratelli Schleck il tedesco Schumacher, solo per fare qualche nome.
Davide Rebellin, vicecampione olimpico ed esempio di longevità sportiva ad alto livello, è serio in volto come sempre, ma descrive un ambiente azzurro disteso e tranquillo. «Siamo responsabilizzati di fronte alle attese, e consapevoli della nostra forza. Il tratto chiave della gara sarà tra i Ronchi e l’ippodromo, lì bisogna stare molto attenti. Di certo cercheremo la rivinciata perchè noi e la Spagna oggi siamo i più forti come team, ma sorprese sono sempre possibili».
Il ct Ballerini, infine, appare carico ma positivo, il sorriso e la fiducia ci sono. «Certo correre in casa è sensazione tutta diversa dagli ultimi mondiali, anche se l’emozione c’è sempre. Staremo molto attenti a inizio gara, se poi si dovessere partire troppo lentamente arrivando a metà gara così, ci muoveremo per dare battaglia». Anche per Ballerini sarà decisivo il falsopiano nell’abitato di Varese, tra i Ronchi e il Montello. Domani un’ultima sgambata di un paio d’ore per tenersi caldi, poi sarà tempo di riposare e concentrarsi per sprigionare ogni energia nei 277 chilometri di gara di domenica. A occhi rigorosamente ben aperti, perchè non ci sono solo gli spagnoli.
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