Chissa cosa direbbe oggi Pasolini?
Una domenica all'insegna dei versi d'autore. La poesia di Fabio Scotto conquista la città
Metti una domenica mattina, alla Feltrinelli di Varese, ad ascoltare poesia. Una domenica in cui, fuori, l’aria è tersa e splende il sole, l’ideale per un bel giro fuori porta. Eppure, al secondo piano della libreria di Corso Moro, il direttore Roberto Ceresini si affanna ad aggiungere sedie e tanti varesini continuano ad affluire tra gli scaffali. In programma un reading di Fabio Scotto, spezino d’origine, varesino d’adozione, che presenta il suo ultimo “Bocca segreta. Poesie 2004-2007”, pubblicato nella gloriosa collana di Passigli inventata dal grande Mario Luzi. Tanti gli amanti della poesia, gli stessi poeti, che sembrano essersi dati appuntamento per ascoltare un autore di vasta produzione come Scotto, traduttore, professore di Letteratura francese a Bergamo. A scavare nei suoi versi, Diego Pisati, firma di punta della Prealpina, che lancia spunti sul rapporto tra poesia e realtà, ma non manca di segnalare vertiginose fughe cinematografiche, lui appassionato cinefilo, che si aprono nelle composizioni del poeta (da Truffaut a Dino Risi).
Il pubblico segue attento la lettura che il poeta fa di se stesso. La lettura è lenta, rotta a tratti da un’incontenibile emozione (sta leggendo la morte del padre in versi), a volte capace di librarsi su meravigliosi panorami naturali. Versi di un autore intellettualmente nomade, poeticamente erratico, che ama il “meticciato linguistico”, che rimpiange «quello che avrebbe potuto dirci, in questi anni, Pier Paolo Pasolini, magari tutto il contrario di ciò che ci aspetteremmo», che ritrova il magico suono dell’endecasillabo nella misera nenia con cui una rom chiede la carità ai passanti. Però in “Bocca segreta” c’è soprattutto l’arte, la pittura di Rubens e Brueghel, la loro vitale carnalità, ma anche un quadro di Kandinskij, le sue cerebrali figurazioni. E poi Varese, Luino, La Spezia, la Francia. Scotto ama «dipingere scrivendo», come puntualizza sfogliando il suo libro fresco di stampa.
Non dimentica, infine, di vantare la scelta in favore di una “poesia transitiva”, che in due versi dice “solo se c’è tu / c’è io”, ricordandoci che la poesia non si estrania dalla realtà e dalla storia, sta anzi in ognuno di noi, basta essere capaci di farla uscire. Con i versi, le rime, o con linguaggi più sperimentali, come accadrà tra qualche mese, quando Fabio Scotto, dalla Nuova Editrice Magenta, farà uscirà “A riva”, una serie di prose poetiche a lui suggerite dalle onde e dai paesaggi di lago.
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