I sindacati contro le ronde padane

Cgil, Cisl e Uil intervengono sulla questione sicurezza, dopo il delitto di via Ravasi. «È diventata l’occasione per i sostenitori e i teorici dell’assioma immigrazione uguale criminalità»

Cgil, Cisl e Uil intervengono sulla questione sicurezza, dopo il delitto di via Ravasi.

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«L’uccisione di un cittadino marocchino, avvenuta domenica 9 novembre in via Ravasi a Varese, è diventata l’ennesima occasione peri sostenitori e i teorici dell’assioma immigrazione uguale criminalità per rilanciare i soliti discorsi attorno all’auspicata maggior sicurezza per la città, dimenticando altre urgenze  e priorità che riguardano la vita della cittadinanza e del mondo del lavoro.

Di fatto, non si vuol prendere atto del fallimento della legge Bossi Fini, che non solo si è rivelata un ostacolo apolitiche mirate di accoglienza e di integrazione degli stranieri, che hanno deciso di costruire un nuovo percorso di progettazione della loro esistenza nel nostro paese, ma è diventata la causa scatenante che concorre a produrre il fenomeno della clandestinità.

Sviluppare corrette politiche del lavoro, scolastiche e sanitarie dovrebbe essere il primo compito di chi governa il paese e di conseguenza la città di Varese.

Diversamente, puntare l’indice contro gli stranieri significa scegliere il terreno della facile strumentalizzazione politica, che ovviamente come organizzazione di rappresentanza dei lavoratori e delle lavoratrici respingiamo fermamente.

Allo stesso modo riteniamo sbagliata la scelta che viene avanzata da più parti politiche di istituzionalizzare la cosiddette “ronde”, poiché il controllo delle legalità e della sicurezza è notoriamente affidato agli organi preposti da parte dello Stato».          

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Pubblicato il 13 Novembre 2008
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