“I soldi sono un mezzo, non un fine”

Dopo l’iniziaitva organizzata da Satelios e Club Don Luigi Sturzo sulla crisi economica, le riflessioni degli organizzatori

riceviamo e pubblichiamo

Anche il secondo incontro sul tema della crisi economica, organizzato dal Club Don Sturzo e dal dipartimento economico di Satelios, svoltosi il 3 novembre, ha riscosso successo e diamo di seguito una sintetica relazione.

Le crisi in economia hanno ricorrenze cicliche ed ognuna ha una sua causa specifica. C’è però un comune denominatore che è l’eccesso di speculazione, l’esagerazione in certe operazioni, qualunque sia il sottostante: petrolio, new economy, dollaro, immobili, ecc. Nel caso della crisi attuale si è perso il senso della misura con l’effettuare operazioni monetarie basate su un  passamano di carte, di “cartolarizzaizione”, come avvenuto per i mutui subprime, il cui debito è stato “cartolarizzato”, cioè trascritto da un contratto (fra cliente e banca), ad un pezzo di carta (titolo) che dà diritto al possessore di riscuotere gli interessi (fra cliente e risparmiatore/investitore).

Il gioco ha retto ed è proliferato finché i tassi erano molto bassi. I tassi d’interesse a livelli minimi hanno effettivamente aiutato l’economia reale, permettendo la ripresa dopo il crollo dei mercati nel 2000 e l’attentato alle torri gemelle nel 2001. Il sistema è degenerato quando si è speculato concedendo mutui a chi si sapeva non sarebbe stato in grado di farvi fronte negli anni a seguire. Il problema del rischio, le banche l’avevano risolto trasferendolo ai risparmiatori/investitori, col suddetto sistema della cartolarizzazione. La deregulation sulle banche, spinta dalle lobbies e da Wall Street ed approvata dai governi Clinton e Bush fra il 1999 e 2003, ha reso lecito e possibile questo meccanismo, ragion per cui il titolo con sottostante mutui subprime è passato dai caveau delle banche americane al portafoglio del Sig. Brambilla di Saronno.

La bolla è scoppiata non appena i tassi sono saliti e le rate dei mutui subprime insolute.

Quelle operazioni immorali tuttavia, non hanno prodotto ripercussioni solo nelle tasche del Sig. Brambilla di Saronno ma anche e, soprattutto, nei capitali delle grandi banche, in quanto custodivano notevoli quantità di questi titoli divenuti spazzatura, portandone alcune al fallimento o costringendole ad operazioni di salvataggio.

Questo dimostra quel che disse decenni fa don Luigi Sturzo: anche in economia l’immoralità porta all’irrazionalità, mentre la moralità porta alla razionalità. L’ingordigia di lucrare con sistemi monetari come cartolarizzazione, leve finanziarie, vendite allo scoperto (che di per sé, nelle dosi razionali, possono essere utili), hanno portato i grandi soggetti istituzionali ad un annebbiamento della lucidità.

Se il 1989 è ricordato come l’anno della caduta del muro di Berlino e del crollo del comunismo, il 2008 sarà ricordato come l’anno della caduta di Wall Street e del capitalismo fittizio, spregiudicato e deregolamentato.

Giovanni Paolo II che fu l’artefice principale, assieme a Reagan, Thatcher e Gorbačëv, del disfacimento del socialismo reale, fu il primo, appena dopo l’abbattimento del muro di Berlino a stigmatizzare i rischi del capitalismo immorale, scevro da regole di perequazione sociale, privo di controlli.

Da una crisi, presto o tardi, se ne esce sempre rafforzati. Non è ingenuo ottimismo, bensì la storia a dimostrarlo, oltre che un’escatologia cristiana.

L’economia della nuova era dovrà essere quella reale e razionale, quella di un capitalismo morale e compassionevole.

In tal senso si inseriscono le parole di Bendetto XVI, secondo cui “…nel crollo delle grandi banche i soldi scompaiono…solo Dio è una realtà solida…”. I soldi sono un mezzo, non un fine. La centralità è il bene dell’uomo. Il denaro utilizzato in tale ottica è morale e razionale, al contrario l’immoralità e l’irrazionalità produrrà nuove e gravi crisi.

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Pubblicato il 05 Novembre 2008
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