L’Italia è un paese di poveri, ancora prima della crisi
I dati Istat riferiti al 2007 parla di quasi tre milioni di famiglie povere. Secondo le Acli ci sarebbero 15 milioni di persone a rischio
Ma siamo davvero un paese povero? In quanti l’anno scorso non avevano bisogno della colletta alimentare, ed ora si ritrovano costretti a chiedere aiuto? Gli ultimi dati Istat sulla povertà in Italia si riferiscono al 2007 e sono stati diffusi a novembre di quest’anno. I numeri parlano di 2 milioni e 653 mila famiglie in condizioni di povertà relativa, l’11,1% delle famiglie italiane.
L’Istat considera povera una famiglia composta da due persone con introiti mensili inferiori a 986 euro, cioè inferiori alla media di spesa pro capite. Questa soglia, quindi, varia di anno in anno, tenendo conto delle congiunture economiche e del prezzo dei prodotti al consumo. Ovviamente per famiglie composte da più di due persone si ragiona tenendo conto di diversi parametri di proporzione.
I dati in realtà non segnano un aumento della povertà, perché sono stabili dal 2005. Sarà necessario verificare quale sarà l’impatto della crisi su questi numeri e, soprattutto, sulla disparità tra nord, centro e sud. Già nel 2007, infatti, le percentuali erano ben differenti tra nord e centro (5,5% e 6,4%) rispetto al sud (22,5%). La Lombardia risulta essere la regione con la percentuale più bassa di famiglie povere (il 4,7%), tuttavia il nord Italia è anche l’area in cui gli anziani soffrono maggiormente di questi disagi. Nel Nord anche le famiglie con un solo genitore mostrano una povertà più diffusa. Insomma, chi è già debole da queste parti sembra ancora più debole.
La crisi economica, il precariato e l’aumento dei prezzi sono tutti fattori che rischiano di rendere ancor più inquietanti i dati già negativi diffusi dall’Istat. Proprio in occasione della conferenza stampa nazionale dedicata alla nuova edizione della colletta alimentare, il Presidente della Camera Gianfranco Fini ha confessato questi timori: «La colletta ha un significato particolare nell’attuale fase di crisi dei mercati internazionali. È un piccolo ma importante segnale di unità e di coesione che viene dalla società nel momento in cui una parte del Paese teme la prospettiva dell’impoverimento». Fini ha ricordato che «esistono sacche di indigenza in Italia che costituiscono motivo di preoccupazione per tutti. Come emerge dall’ultimo Rapporto dell’Eurispes, ci sono due milioni e mezzo di famiglie povere».
A confermare i sospetti sono anche i dati della Caritas per la prima metà del 2008. Secondo l’associazione, che gestisce diverse mense per poveri, ci sarebbero 15 milioni di persone a rischio. Solo ad ottobre, sempre la Caritas denunciava pesantemente le politiche statali instaurate per affrontare la minaccia, considerandole le meno efficaci d’Europa. Se in Svezia, Danimarca, Olanda e Germania gli stati sono in grado di ridurre del 50% il rischio di caduta in povertà, in Italia queste misure raggiungono un’efficacia del 4%.
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