Prc: “Whirlpool ritiri la minaccia di 431 esuberi”
Dura presa di posizione del partito comunista
Riceviamo e pubblichiamo
Rifondazione Comunista aveva lanciato l’allarme sin da subito, da quando cioè (tre settimane fa) era circolata la voce che la multinazionale aveva previsto 5000 licenziamenti in Europa.
“In provincia di Varese abbiamo lo stabilimento Whirlpool più grande d’Italia sul quale, ancora una volta, si rischia la ricaduta più pesante dopo i 500 esuberi di solo tre anni fa” spiega il Segretario provincia di Rifondazione Giovanni Bonometti.
Mentre l’azienda minaccia 431 posti di lavoro, promette nuovi investimenti: un film già visto che oramai è divenuto una prassi per tentare di addolcire i licenziamenti.
“Ora basta” dice Bonometti “tre anni fa si chiamava ristrutturazione, oggi si chiama crisi, in un modo o nell’altro sono sempre i lavoratori a pagare. I lavoratori non sono oggetti da spremere finchè servono per poi abbandonarli sul lastrico e senza reddito. Il mondo del lavoro non può pagare la crisi, sarebbe un disastro sociale.”
La perdita di ulteriori posti di lavoro avviene infatti in un territorio dove ormai sono assenti altre prospettive occupazionali, per altro con ulteriori licenziamenti all’orizzonte: tra 50 e 100 i licenziamenti annunciati alla Mascioni più le ripercussioni sull’indotto.
“I lavoratori hanno dato tutto quello che potevano ricevendo in cambio, tra l’altro, salari insufficienti a tirare fine mese. Oggi nessuno di loro può pagare con la perdita del posto per garantire alla multinazionale gli stessi profitti”.
“La multinazionale che da anni è ospite e fa profitti su questo territorio deve ritirare immediatamente la minaccia dei 431 esuberi. Le Istituzioni, dai Comuni, alla Provincia di Varese, alla Regione Lombardia, al Governo la smettano di stare a guardare dalla finestra e decidano di giocare un ruolo per impedire la grave perdita, per non lasciare da soli i lavoratori e il Sindacato di fronte alla potenza e alla arroganza dell’azienda”.
E conclude Bonometti “non si può pensare che la crisi si risolve con gli esuberi. Altri sono gli strumenti per far fronte alla crisi: si utilizzino gli ammortizzatori sociali (cassa integrazione) che garantisca almeno un reddito dell’ 80% al netto dei salari e degli stipendi dei lavoratori”.
Uff stampa PRC
Silvia Rizzi
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