Prealpi Servizi si rilancia come gestore provinciale del servizio idrico

A dicembre si fonderanno in una nuova srl l'attuale SpA e Sogeiva, con il conferimento dei rami d'azienda delle partecipate. Resta da risolvere un nodo: affidamento diretto o gara? Legge nazionale o regionale?

Partecipate sotto la lente d’ingrandimento in commissione Bilancio e affari generali. L’organismo presieduto dal consigliere del PD Nicola Ruggiero ha affrontato oggi, come già la settimana scorsa, il nodo delle importanti trasformazioni che riguardano Prealpi Servizi. La società, con una lunga e travagliata vicenda alle spalle, "rinascerà" a dicembre come una srl dalla fusione tra la sua attuale versione (una SpA, partecipata da Agesp, Amsc e Aspem, le multiutility di Busto Arsizio, Gallarate e Varese) e Sogeiva.

Per rispiegare a puntino l’operazione si è presentato in commissione Nino Caianiello che ha cercato di chiarire, con le domande dei commissari, senso e prospettive dell’operazione. Nella scorsa seduta della commissione l’impresa, in un labirinto di ricostruzioni di passaggi societari, era apparsa quasi disperata.

La nuova società «chiude l’ambizioso progetto sull’idrico» ha detto Caianiello. Già ai primi di dicembre si avvierà l’iter con la prima riunione del CdA, in seguito si provvederà al conferimento dei rami d’azienda delle tre partecipate che si occupano degli acquedotti, previe perizie giurate che li valutino. Nell’azione pratica della società si terrà conto dei cosiddetti patti parasociali che garantiscono pari dignità a tutte le parti coinvolte, benchè al momento sia Amsc Gallarate ad avere una parte relativamente maggiore di quote nell’attuale assetto della Prealpi Servizi "uscente" (la SpA, già Prealpi Servizi, poi Prealpi Gestioni…), avendo nel tempo mantenuto un maggiore impegno finanziario. La sede principale sarà quella di Sogeiva, a Varese in via Peschiera, le strutture periferiche delle tre partecipate saranno mantenute. L’apertura ad evetuali ulteriori aggregazioni con il "polo" multiutility legnanese aggregato intorno ad Amga, già teorizzate per il settore gas, resta valida anche per l’acqua.

La complessa partita di giro della Prealpi Servizi è mirata a creare un gestore unico per l’acqua a livello provinciale, in qualche misura uno "specchio" gestionale della patrimoniale unica dell’ATO che dovrà curare la proprietà delle reti – distinta dalla gestione per effetto della legislazione regionale. A detta di Caianiello ciò dovrebbe ridurre i costi complessivi del sistema acqua rispetto alla situazione attuale delle partecipate; non solo, ma la nuova società dovrebbe anche offrire delle opportunità occupazionali in più rispetto alla semplice somma matematica dei rami acqua di Aspem, Amsc e Agesp con Sogeiva. In compenso, non ci si può illudere che le tariffe dell’acqua restino ai livelli attuali, «immutati da dieci anni»: la nuova società dovrà potersi sostentare economicamente. Se le tariffe attuali in alcuni Comuni non superano i 20 centesimi al metro cubo, il piano d’ambito parla di una cifra sui 66. «Si possono tenere le tariffe calmierati per  scelta politica, ma non si può disconoscere che le partecipate oggi spesso hanno difficoltà a sostenere le mere spese energetiche»: così Caianiello.

Per arrivare alla fusione con la possibilità di gestire i servizi in house, ad affidamento diretto, la nuova Prealpi Servizi srl dovrà essere completamente pubblica. Ciò ha comportato l’uscita da Sogeiva dei soci privati Fineco e Univa. Vi restano invece i consorzi di gestione idrica, con il risultato che di fatto «tutti i 141 Comuni sarano presenti nella nuova società, contro i 60 circa che oggi sono serviti dalle tre partecipate». Con l’aggregazione di Sogeiva entra uno know how che permetterà la gestione dell’acqua «dalla captazione alla depurazione», ma nel futuro della nuova Prealpi Servizi c’è un grosso punto di domanda. La discussa legge regionale in materia di servizio idrico, considerata una porta aperta alla privatizzazione, prevede che la gestione sia affidta tramite bando di gara con possibilità di accesso di soggetti privati e tutto quanto ne segue. La legislazione nazionale è di altro segno, prevedendo l’affidamento diretto: non è un caso che la legge regionale sia stata a suo tempo impugnata dal governo di centrosinistra. Lo iato fra le due legislazioni concorrenti è stato fatto notare da Caianiello alla sua relazione ai commissari.

L’operazione Prealpi Servizi permette di agire in entrambi gli scenari: per un affidamento diretto o per arrivare a gara. La seconda prospettiva, tuttavia, desta preoccupazione, soprattutto ma non solo a centrosinistra: lo spauracchio dell’arrivo di qualche gigante del settore, magari straniero, è dietro l’angolo. Inutile dire che è interesse della politica mantenere in mani pubbliche l’acqua, come altri servizi essenziali: e la storia degli ultimi anni è stata segnata anche dalle resistenze del sistema all’ondata delle "liberalizzazioni" partita negli anni Novanta. Le aggregazioni stesse nascevano anche per allontanare lo spauracchio delle gare d’appalto contro i privati. Il resto della vicenda è affidato alla risoluzione dell’eterno nodo dell’ATO, dipanato con estrema lentezza, non solo per l’ostruzionismo dei Comuni cosiddetti "ribelli" alla patrimoniale unica dell’acqua, ma anche per le ricorrenti baruffe tra i maggiori partiti al governo della provincia.

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Pubblicato il 19 Novembre 2008
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