Whirlpool: “Sarà una crisi lunga”
Parla la dirigenza europea dell'azienda multinazionale, per nome del responsabile delle relazioni esterne Giuseppe Geneletti
Se la prima notizia, quella di fine ottobre proveniente dall’America, è arrivata come un fulmine a ciel sereno o quasi, il numero dei lavoratori in esubero per Whirlpool uscito dall’incontro tra l’azienda e i rappresentanti dei lavoratori italiani era ormai atteso.
Un numero significativo, oltre 400 sui 700 italiani, che però rispecchia anche le dimensioni della presenza Whirlpool su Varese. Quello che ogni volta si teme invece è che queste ristrutturazioni rappresentino qualcosa di molto di più, di una "fuga da Varese" della multinazionale da sempre temuta ma mai, nemmeno lontanamente messa in pratica. Nemmeno ora, a quanto sembra: «Ieri a fine giornata abbiamo anche noi inviato una comunicazione ai colleghi italiani che, tra le altre cose, spiegava come nel dell’incontro sono state confermate le strategie produttive e la continuità della direzione strategica oltre a una continuità produttiva di tutti i siti italiani, con relativa conferma degli investimenti per i prodotti e le tecnologie, e in particolare la conferma del ruolo di Centro di Coordinamento strategico per Comerio e di sviluppo prodotto, designer e tecnologie per Cassinetta – spiega Giuseppe Geneletti, responsabile delle relazioni esterne di Whirlpool Europe – Ovviamente abbiamo ribadito come sia necessario riallineare l’assetto produttivo e occupazionale: da qui i numeri che già conoscete, comprendente i 391 di Cassinetta e i 40 relativi all’organizzazione centrale. Per i dirigenti invece la questione è più delicata, non affrontata a livello sindacale: le trattative saranno individuali».
Si è già parlato di che caratteristiche avranno questi esuberi? se saranno lavoratori a termine, o vicini alla pensione, o altro?
«Non ancora: l’incontro di ieri era con i rappresentanti sindacali di tutta Italia, mentre solo per settimana prossima sono stati fissati gli incontri tra azienda e sindacati per ogni sito produttivo: ed è a questo livello che si entrerà nei particolari dellescelte, a seconda della situazione oggettiva di ogni stabilimento. Per i dirigenti, invece, come si è detto si tratta di contrattazioni individuali, persona per persona. Io penso che prima di Natale anche sull’area varesina ci sarà chiarezza su ciò che è stato concordato».
Una chiarezza necessaria alle relazioni sindacali e alla serenità generale, immagino.
«Io ho partecipato, non da protagonista, agli incontri sindacali due volte, una delle quali ieri: e devo dire che mi stupisce sempre il livello di condivisione delle strategie aziendali a cui arrivano i miei colleghi nel dibattito con i sindacati. Naturalmente, questo fa parte dell’accordo integrativo con loro. Ma il livello di dettaglio resta sempre per me sorprendente: non sono cose che potrebbero sentire i concorrenti… Questo però significa trasparenza alta nei rapporti reciproci: e mi rendo conto che i rappresentanti sindacali vivono con molta responsabiltà queste loro conoscenze. Che servono a tutti per lavorare insieme».
Suppongo che nell’incontro di ieri uno degli argomenti più sottolineati sia stato la conferma del mantenimento dei siti produttivi?
«Si certo, era un argomento su cui tenevano molto. Per fortuna la risposta è stata positiva: non c’è nessuna intenzione, infatti, ora di chiudere siti a livello europeo. Speriamo solo però che la situazione non peggiori: il problema qui è che la situazione è cambiata radicalmente in poco tempo e non c’è certezza che si stabilizzi in modo da poter essere di nuovo prevedibile. Se uno guarda la domanda, i prezzi dei mercati e i trade partners del 2008 è cambiato tutto: all’inizio dell’anno ci aspettavamo una domanda sostanzialmente piatta, man mano che l’anno è andato avanti le previsioni sono cambiate, sempre più in declino. Ora ci aspettiamo un quarto trimestre con una decrescita dell’8 per cento e un mercato come quello russo, che era in crescita fissa del 10 per cento l’anno, nel prossimo trimestre il 10 per cento dovrebbe perderlo. E i nostri trade partners, che fino a metà dell’anno avevano un esposizione creditizia normale, adesso hanno un rischio di insolvenza altissimo».
Su cosa lavorerete, per governare la barca in un mondo così insicuro?
«Grande attenzione ai costi e all’efficenza delle scelte economiche. A livello di prezzi in due anni i costi sono aumentati esponenzialmente, da giugno in poi sono gestiti attentissimamente: ogni settimana bisogna rivedere i costi. I prezzi delle materie prime per esempio sono diventati volatilissimi dall’inizio dell’estate: questo rende tutto più difficile e ogni passo va monitorato continuamente. Quello che è in caduta quasi libera è però la fiducia dei consumatori: che è un segnale difficile da governare e interpretare».
Quanto prevedete che duri questa crisi? A cosa sono preparate le vostre strategie aziendali?
«Secondo noi si tratta di una crisi a U, non avrà un rimbalzo rapido: immaginiamo che duri tutto il 2009 e che magari coinvolga anche inizio del 2010. Il bello, se così si può dire, di questa azienda però è che è forte e con una strategia chiara. E la situazione negativa non colpisce noi ma è comune a tutti. Quello che dobbiamo fare è solo stare attenti nell’efficenza e nell’attenzione alla innovazione. Il nostro obiettivo è di mantenere oltre l’80% di ciò che abbiamo ora, privilegiando l’alta gamma, ad alto valore aggiunto: una buona notizia per l’Italia, dove sono concentrate proprio quel tipo di produzioni: pensiamo solo ai side by side di Cassinetta, o alla nuova linea di forni ad induzione. L‘importante però è non perdere le persone: per questo cerchiamo di mantenere il più possibile una comunicazione dettagliata e trasparente della situazione: sennò è il panico. Noi, alla fine, perderemo il 10 per cento della forza lavoro al massimo: il che significa che il 90% resta e deve essere adeguatamente motivato a proseguire e focalizzato sugli obiettivi, senza farsi troppo influenzare negativamente dall’ambiente esterno. Sennò si diventa tutti matti».
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