Le mie impressioni sull’Africa

La testimonianza di un volontario varesino in Kenya

11 novembre 2008 Kenya, Nairobi. Una modesta e ordinata città non ancora inserita nel network delle capitali del mondo,
per strada non si vedono persone occidentali ed e’ la prima grande città che visito che non ha un MC Donald’s.
E’ il centro politico ed economico del Kenia dove tutti hanno il telefonino (0,02 e sms 0,04 ch) e, vestiti di tutto punto, si recano a lavoro stando attenti a non fumare per strada dato che e’ seriamente vietato buttare le cicche di sigaretta per terra, i kenioti ci tengono a tenere pulita la loro città!
Solo a un paio di Km a nord dal centro, si trova l’altra faccia della capitale composta da un’ immensa baraccopoli
di lamiere che si perde a vista d occhio lasciandoti senza parole.

Svolgo La mia attivita’ di volontario al Saidia Orfanotrofio (GilGil) per un periodo che va dal 12 Novembre al 12 Dicembre climaticamente equivalente al nostro giugno-luglio.
Gilgil si trova 130 km a nord di Nairobi nella Rift Valley, l’area più povera del Kenia, dove la natura fa ancora da padrona. Si raggiunge col bus percorrendo la buona statale che attraversa da nord a sud tutto il paese, impensabile, in Kenya, utilizzare uno dei treni a gasolio.
E’ una piccola città con strade sterrate e senza lampioni dove le case non superano un piano di altezza e dove ogni giorno artigiani, bambini improvvisati ambulanti, mercati, mezzi di trasporto fatiscenti, capre, galline e mucche colorano e animano la città dall’alba al tramonto del Re sole.
Non dimentico le particolari rosticcerie/macellerie che invadono la città visto che la carne (2,70 e al kg cotta) insieme al mais (0,10 e pannocchia), alle patate, alle uova (0,07 e cad.) e alle verdure costituiscono l paniere alimentare keniano.
Le bevande costano come l’acqua (0,35 e 500ml) ma e’ l’alcool (3 e 200ml), anche se costoso, il più richiesto indipendentemente dal sesso e dall’età .
Una volta manca la corrente, l’altra l’acqua ma questo non sembra fermare il ritmo della giornata. Mentre per il gas non c’è’ alcun problema visto che non c’è’.
La città si trasforma giorno dopo giorno cosi come il Kenya che attraversa una fase di sviluppo interno, offrendo cosi’ possibilità d’investimento in ogni settore; solo il turismo sembra risentire della crisi economica presente in tutto il pianeta.
Sara’ forse perché sono ancora tutti motivati, euforici e orgogliosi del loro presidente americano Obama.
Anche in Africa, come in Oriente, accendendo la tv mi ricordo che oramai l’inglese e la lingua di tutti, orfani compresi, tranne di noi italiani!
Grazie a questo e alla tv molti paesi, in primis l’Inghilterra, riescono ad esportare cultura, tradizioni, prodotti in tutto il mondo.
Non avendo una vetrina/canale Tv italiano in lingua inglese ci limitiamo sia nell’interazione con altre culture sia nel marketing del nostro paese e dei nostri prodotti.
Dall’Italia, le uniche e poche notizie che giungono sono relative ai risultati delle partite di calcio di seria A, poiché le partite trasmesse sono ovviamente quelle della Premier League Inglese.
In Kenya ti senti a casa, presto ti dimentichi del diverso colore della pelle e trovi degli amici che si prendono cura di te. Difficilmente se hai un problema non trovi uno disposto ad aiutarti visto che e’ insito nella cultura keniana la condivisione dei problemi della vita. Ho partecipato a un funerale che comporta costi per 400 euro 160 persone hanno contribuito a finanziarlo visto che lo stipendio medio è di 30/40 euro al mese ( 6gg lav 24 ore).
La stessa solidarietà si ripete se qualcuno deve fare un’operazione.
In Kenya sono molto religiosi: pregano sempre prima di mangiare, dopo una discussione o dopo un meeting manche se vi e’ un po’ di confusione, dato che le centinaia di chiese non ufficiali che ogni domenica sono gremite di persone che cantano e danzano.
Al Saidia Children’s Home mi reco tutti i giorni dai 46 bambini ( 2 mesi / 15 anni) di cui 2 portatori di AIDS. Il primo giorno ho mangiato con loro (patate, fagioli e mais) rendendomi cosi’ subito uno di loro; si sono immediatamente affezionati;addirittura i bimbi, ogni pomeriggio, nascondono le chiavi per non farmi uscire e mi chiedono di dormire in una delle 4 camerate.
E’ impressionante lo spirito di solidarietà che c’è tra di loro e’ difficile che un regalo non venga
condiviso equamente da tutti cosi’ come i lavori domestici e le varie mansioni presenti nell’istituto.
Grazie alla collaborazione di enti locali ed ad una mia improvvisata coordinazione, gli orfani dell’istituto Saidia.
di Gilgil venerdì 21 novembre 08 hanno effettuato una gita.
I bambini ( da 1 a 15 anni) durante la giornata hanno visitato il parco degli struzzi e il lago dove hanno fatto il bagno insieme ai fenicotteri. Durante la giornata non e’ mancato un delizioso picnic.
”aver realizzato una piccola cosa che ha dato un giorno diverso agli orfani del Saidia mi ha reso veramente felice”
Il Saidia Orfanage ringrazia West Way School (per il Bus),Gilgil High School ( per l’autista bus), Rosalu Ostrich Park ( no Tiket),Ass. Where ever the need ( per la benzina), Coordinatore del Progetto Flavio Ibba (Varese Italy)
Sono riuscito pure a insegnare a scrivere e leggere il proprio nome a una bambina di 10 anni considerata ritardata.
A Gilgil sono ospite di Ann, una signora di 45 anni titolare di una scuola media privata (in kenya il livello d’istruzione secondaria è
privatizzata con un costo mensile di circa 18 euro) che abita in compagnia di 6 topolini in una villetta residenziale completa di ogni confort occidentale.
Grazie a lei sono inserito in un Network di amicizie referenziate. Sono stato invitato dai Lions di Gilgil e di Naivasha a Nakuro
per l’iniziazione del Lions club di Nakuro. Strategicamente importante perché permette ai Lions di essere in questo modo presente in tutte le città più’ grandi della Rift Valley
In tale meeting, ho avuto il piacere di conoscere e parlare con il dott. Shah, governatore Lions Club comprendente 4 stati: Kenya,Tanzania, Etiopia e Uganda, il quale mi ha spiegato l’importanza della presenza di associazioni locali sul territorio in grado di mobilitarsi attivamente per la presentazione del financial project atto ad ottenere i fondi messi a disposizione dai Lions clubs dei ricchi paesi. Insomma, il problema consiste nel come utilizzare e a chi redistribuire i soldi. Questo l’avevo già’ capito osservando l’operato degli Inglesi finanziatori del Progetto orfanotrofio Saida.
La gestione del SAIDA è affidata a donne del posto ma i soldi vengono rilasciati alla struttura giorno dopo giorno, fattura dopo fattura.
Il Saida è costato 50.000 euro circa (500 m2 di edificio) e la sua gestione comporta spese per 12.000 euro l’anno ( 250 euro per bambino all’anno). Questa politica di gestione ha portato ad un ulteriore sviluppo della rete umanitaria inglese sul territorio. Si è istituita, in tal modo, una scuola per ragazzi di strada (attualmente ve ne sono 18) e si è quasi ultimata la costruzione di un asilo ( 15.000 euro) in un’area povera della città ed è in programma (gennaio 2009) l’avvio di un secondo asilo per coprire le effettive esigenze dell’area.
In Africa, se percorri più di cento km di strada sterrata senza vedere anima viva, all’ora ti trovi Masai Mara Reserve.
La Savana, tutti sognano di andarci visto che puoi osservare giraffe, faine, bufali, ippopotami, coccodrilli, zebre, elefanti e leoni nel loro che vivono in armonia nel loroHabitat naturale. Quando ti aggiri per la riserva, se non vuoi far parte della catena alimentare, è consigliabile vivamente di stare ad osservare un leone che si mangia una giraffa comodamente seduti sulla jeep.
Ho trascorso il fine settimana all’interno del Parco, ma il momento più emozionante è stato al mio rientro al Saidia quando i miei fratellini mi hanno sommerso con il loro affetto.
Il 10 dicembre, in mattinata, ho organizzato e sponsorizzato nuovamente una escursione al lago per i bimbi mentre, nel pomeriggio al Saidia si è tenuta una festa per celebrare la mia partenza. Ho ricevuto in dono una maglia del Saidia Children’s Home ed un certificate of appreciation; alla mia festa nessuno era felice, visto ero in partenza.
E’ difficile oggi salutare amici e piccoli fratellini
Ringrazio la signora Jame per aver dato un paradiso ai bimbi del Saidia all’interno del quale un bambino cresce serenamente e riceve l’amore di tutte le persone che vi lavorano.
La catena del volontariato è’ composta da tanti piccolo anelli: "Jame, tu sei un grande anello!".
Ringrazio gli amici presenti che con il loro affetto rendono veramente difficile la mia partenza.
Ringrazio Ann per la sua ospitalità e per avermi trattato come un figlio.
Non trovo le parole per ringraziare tutti voi fratellini del Saidia che mi avete accettato e considerato uno di voi. Potevo solo donarvi il mio cuore, spero di avervelo donato tutto.
Vedo anche gli amici della Street School, vi chiedo scusa se non ho avuto abbastanza tempo per voi ogni giorno ho sentito il vostro affetto.

Flavio Ibba

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Pubblicato il 17 Dicembre 2008
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