La Busto che fu: un po’ di storia

L'architetto Augusto Spada, esperto di storia della città, ci porta "a spasso per i secoli" sottolineando l'antichità delle strutture edilizie del centro città

La Busto che fu ha pochi ma prepati studiosi, Fra questi, eminente è l’architetto Augusto Spada cui chiediamo un piccolo quadro di storia locale. Una storia materiale, urbanistica, diversa da quella "solita" degli eventi politici e delle battaglie.
Prima di tutto la prudenza: e Spada mette le mani avanti su ogni datazione precisa. «È possibile» concede «che la neviera ritrovata sotto il Lupis sia del XVI secolo, anche se vari elementi a vista sono probabilmente del Settecento» come la scala in pietra che porta all’esterno. Quel che è certo è che l’isolato fra piazza Santa Maria, via Cavour e piazza San Giovanni è molto antico e la sua forma complessiva è rimasta stabile nel tempo «fin dal Trecento», secolo decisivo per l’urbanistica del centro storico cittadino. Quanto all’edificio, o all’unità urbana specifica dove si è verificata l’insolita scoperta, «è stata oggetto di una profonda ristrutturazione proprio nel Settecento»: il che implica l’esistenza di strutture ben più antiche da riattare, ricostruire e riutilizzare.

«Siamo proprio nel nucleo originario della città» osserva Spada, «quello sorto con vie grosso modo radiali intorno a piazza Santa Maria che è la più antica. Busto nasce come villaggio ligure di capanne, poi centro abitato celtico. L’ipotesi romana fu portata avanti soprattutto nel Ventennio fascista per ragioni di propaganda: tracce romane si trovano più verso il basso Olona, nel Legnanese, o lungo l’Arnetta con reticoli ordinati di percorsi di campagna, e nomi come Villa Cortese». Tornando a Busto «il nucleo restò a lungo piccolo e raccolto, si pensi che la stessa San Michele nacque come fondazione esterna da parte longobarda, nell’Alto Medioevo». I longobardi se ne stavano in disparte, e avevano il culto "nazionale" dell’arcangelo. Con un fast forward arriviamo al XVI secolo e troviamo una Busto in preda a un fondamentale cambiamento economico. «Fin lì Busto era nota per il fil di ferro» ricorda l’architetto, «probabilmente si preparavano le cotte di maglia, Milano del resto era una rinomata capitale artigiana delle armature. Nel XVI secolo accadde che con le armi da fuoco individuali cadde in disuso l’armatura completa di derivazione medievale; nel frattempo anche la legna economicamente raggiungibile era sempre meno, e lavorare nella metallurgia ne richiedeva molta. L’economia della città passò così al tessile, da cui è stata dominata fino al Novecento».

«Nel XVI secolo il tessuto edilizio andava dall’attuale piazza Manzoni all’attuale piazza Garibaldi» prosegue l’architetto Spada. «Via Cavour esisteva già almeno da due secoli e si trovava nel rione allora detto di Basilica: gli altri tre quartieri si chiamavano Savigo, Piscina (Pessina) e Sciornago». Nel Seicento sarebbe sorta la vicina basilica di san Giovanni, nel secolo seguente si sarebbe ristrutturato a fondo l’isolato, da parte di famiglie borghesi rese abbienti da mestieri e commerci. Qualche famiglia di via Cavour si risistemò così la casa, ormai nel secolo dei Lumi, con tanto di vezzose colonne di stile greco, forse già chiedendosi chi e quando avesse scavato la ghiacciaia sotterranea in cui ogni inverno si riponeva la neve per conservare i cibi, attutire un dolore improvviso, domare la febbre di un bambino.

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Pubblicato il 15 Gennaio 2009
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