Lo “spagnolo” Garzelli è pronto per la tredicesima
Il campione di Besano, al 13° anno tra i professionisti, sarà di nuovo il capitano dell'Acqua&Sapone. «Mi sono allenato a Valencia, ma la testa è al Giro»
Un inverno a Valencia ha tanti lati positivi per tutti, figuriamoci per chi di mestiere fa il corridore ciclista e vuole prepararsi al meglio per la nuova stagione. E così Stefano Garzelli, che ha pure sposato una bella ragazza spagnola, ha preparato laggiù il proprio 2009 che comincerà ufficialmente venerdì 22 gennaio a Milano, dove a mezzogiorno sarà presentata la sua Acqua&Sapone-Caffé Mokambo. Tocca quindi al campione di Besano, già vincitore del Giro 2000, darci le linee quida di quella che per lui è la tredicesima stagione nel plotone dei professionisti.
Per lei scatta il terzo anno all’Acqua&Sapone, una formazione rimasta pressoché uguale al 2008. Squadra che vince non si cambia?
«Proprio così: è stata scelta la continuità anche perché l’affiatamento tra noi è ottimo e un po’ tutti eravamo già convinti di rimanere. Inoltre i nostri dirigenti hanno anche fatto uno sforzo per tenerci insieme: è stato anche un premio per la conquista dello Europe Tour, il circuito di corse continentale. Un risultato notevole, a mio parere».
Lei di questa squadra è il capitano, insieme a Luca Paolini. Qualche richiesta di mercato, immaginiamo, è arrivata anche sul suo tavolo.
«Sì, certo: dopo le mie vittorie e i tanti piazzamenti colti nella prima parte di stagione ho avuto cinque o sei proposte, anche interessanti (tra cui una dell’Amica Chips di Martinelli, ds di Garzelli alla Mercatone Uno ndr). Anche per questo motivo ho affrontato il rinnovo del contratto con Palmiro Masciarelli, una trattativa che si è chiusa molto rapidamente proprio perché siamo andati subito d’accordo. D’altra parte, alla mia età, è importante sentire la fiducia dei propri dirigenti, senza dover dimostrare ogni giorno il proprio valore. All’Acqua&Sapone sono nella situazione ideale».
Tra l’altro lei, Andriotto e gli altri veterani farete da chioccia ad alcuni giovani interessanti. Ce li segnali.
«Ve ne dico due, Francesco Masciarelli e Failli. Il primo è giovanissimo ma ha un gran talento da far crescere. Vi dico la verità: quando attacca in salita mi mette in difficoltà e, credetemi, qualcosa vorrà pur dire. Failli è un altro atleta interessante: se al Lombardia non avesse perso terreno in discesa sarebbe arrivato in volata con Cunego».
Veniamo al calendario: niente corsa a Donoratico, si parte a metà febbraio con il Giro di Grosseto.
«Esatto. Il mio programma è lo stesso previsto per il 2008: inizio in Italia poi il trasferimento in Spagna con la Vuelta Murcia di inizio marzo in attesa di ricevere l’invito per Tirreno-Adriatico, Sanremo e soprattutto il Giro d’Italia».
Per quei benedetti inviti bisogna aspettare ancora un po’ di tempo. Dopo la delusione dell’anno scorso, con che animo attende le decisioni di Rcs Sport?
«Non voglio dire nulla finché vedo la convocazione. Però mi pare che le diatribe tra squadra e organizzatori si siano risolte, anche perché a fine 2008 abbiamo fatto Giro del Lazio e Lombardia. Insomma, sono fiducioso anche perché il Giro è un grande obiettivo, ma aspetto in silenzio il "verdetto"».
Per concludere, lei si è preparato a lungo a Valencia. A quasi 36 anni ha cambiato qualcosa nell’allenamento invernale o preferisce mantenere sempre gli stessi riferimenti?
«Mi è spiaciuto non venire a Varese per qualche giorno, ma ogni volta che ho telefonato era in corso una nevicata o un diluvio. Per questo ho preferito restare a Valencia, visto che il meteo è stato ideale per gli allenamenti. E con l’età si cambia comunque programma ogni anno, perché tutte le volte impari qualcosa di nuovo. Con l’avanzare dell’età bisogna lavorare di più per ottenere gli stessi risultati, è sempre più difficile trovare la condizione anche se poi, se si lavora con intelligenza si riesce ad allungare il periodo di forma. E da febbraio proverò a vedere se tutto questo allenamento ha dato i suoi frutti».
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