Fagnano come Las Vegas? Le slot-machine entrano in consiglio comunale

L'opposizione chiede maggiori controlli dopo l'apertura di una seconda sala da gioco in paese. Capitanucci dell'And: «In provincia 5 mila giocatori problematici. Con la crisi si gioca di più»

Due sale giochi con slot-machine scaldano l’opposizione a Fagnano Olona che ha confezionato una mozione ad hoc per chiedere se sia possibile la loro coesistenza in una città da 10 mila abitanti ora che la crisi attanaglia molte famiglie e la debolezza verso la tentazione della fortuna è più grande. A chiedere conto del nuovo punto per giocare in paese è la Lega per Fagnano che nel testo della mozione, che verrà presentata domani martedì 17 in consiglio, chiede che Fagnano «non diventi una piccola Las Vegas senza regole». L’obiettivo non è quello di impedire una libera attività commerciale, sottolinea Luca Bevilacqua della lista civica, ma quello di tenere sotto controllo la "febbre del gioco" che in provincia di Varese, ormai, è una vera e propria industria formata da circa 5000 persone che giocano con un certo accanimento, coinvolgendo nel problema dalle 15 alle 20 mila persone, i familiari di chi ha sviluppato una vera e propria dipendenza.

In un rapido giro d’orizzonte a Busto Arsizio, dove esistono due locali con slot machines, numerose macchinette installate nei bar e nelle agenzie di scommesse, gratta e vinci venduti anche al supermercato, la situazione sembra la solita e in pochi lamentano un calo di giocatori. Le sale si riempiono spesso di disoccupati, indigenti, persone con reddito medio-basso che tentano di sbarcare il lunario disperatamente, giocando fino all’ultimo centesimo. I dati sono allarmanti soprattutto per queste tre categorie dove giocano tra il 50 e il 60% dei soggetti. A fornire questi dati, a dir poco preoccupanti, è Daniela Capitanucci, responabile di And Varese (Azzardo e nuove dipendenze), uno sportello che aiuta chi è caduto nella trappola della dipendenza da gioco.

La dottoressa Capitanucci plaude all’iniziativa di Fagnano ma è conscia della situazione a livello legislativo: «Queste iniziative servono sicuramente a sviluppare una coscienza del problema – sottolinea – ma di fronte al legislatore italiano cadrebbero le braccia a chiunque. La legge sulle liberalizzazioni ha coinvolto anche questo tipo di esercizi commerciali e ora se ne possono aprire liberamente quante se ne vuole». Nella zona del Basso Varesotto l’aiuto ai giocatori che vogliono smettere è reso difficile dalla sospensione dello sportello di Samarate, unico punto della zona, mentre si attendono nuovi finanziamenti dai Piani di Zona che si occupano di problematiche sociali, stilati dai comuni: «il nostro punto d’ascolto a Samarate ha funzionato per tutto il 2008 – ricorda – e nelle oltre 100 ore di ascolto non c’è mai stato un momento di vuoto. Questo significa che il problema c’è ed è serio».

Serio, anzi serissimo e sconfortante come quel dato che dice che in Lombardia la spesa pro famiglia per il gioco d’azzardo si aggira sui 2000 euro, quasi la metà di quello che si spende in una famiglia per mangiare in un anno (5 mila euro). Nel 2008 sono stati spesi, in Italia, 48 miliardi di euro per i vari giochi dal lotto alle slot machines e per il 2009 si pensa che toccherà i 50 miliardi di euro. Una cifra enorme che è sempre più fuori dal controllo. Per ulteriori informazioni è attivo il sito internet dell’associazione And.

 

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Pubblicato il 16 Febbraio 2009
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