“Mio figlio vittima delle Bestie di satana, mi devono credere”
Udienza preliminare sulla morte di Doriano Molla. La madre: "Le prove nelle intercettazioni". Presente anche il padre di Fabio Tollis, assassinato undici anni fa
Fra i presenti questa mattina in tribunale a Busto Arsizio per l’udienza preliminare sul caso della morte di Doriano Molla – suicida o "suicidato" come Andrea Bontade? – non mancava la madre del giovane, Flaviana Cassetta. C’era però anche Michele Tollis, padre di Fabio, il giovanissimo massacrato con Chiara Marino la notte del 17 gennaio 1998 da Nicola Sapone, Andrea Volpe e Mario Maccione. L’uomo, tenace come un mastino, non si è messo il cuore in pace nemmeno dopo la definitiva pronuncia della Cassazione e continua a seguire ogni sviluppo della vicenda.
Sono dolori paralleli per questi due genitori privati dei figli, quello della signora Cassetta nel segno del dubbio e del rifiuto di rassegnarsi all’insopportabile, quello di Tollis nel segno di un’atroce verità emersa dopo anni di solitudine e di ricerca disperata.
«Maccione aveva parlato di mio figlio non solo nell’intervista da cui è ripartito l’iter giudiziario» ricorda la donna «ma anche in intercettazioni confermava la cosa, parlando con un compagno di cella, diceva che lo avevano appeso a un albero diverso da quello sotto cui l’hanno trovato, altrimenti non avrebbero potuto credere alla tesi del suicidio. Cosa dire di più, che interesse aveva?» La sua preoccupazione è di essere creduta: «A lungo non mi hanno creduto, anche quando parlavo del complesso heavy metal, fin quando i carabinieri non hanno sentito il padre dell’ultimo ragazzo che ha visto mio figlio…» Quello del genere musicale, dell’ambiente del metal come trait d’union e terreno di coltura del satanismo più efferato, è un tema su cui Tollis padre insiste non poco, citando gruppi anche celeberrimi come "cattivi maestri" per menti giovani e influenzabili. Troppo influenzabili: forse a tal punto che in mancanza del metal e delle sue suggestioni (che interessano milioni e milioni di giovani, fra i quali gli assassini si contano sulle dita delle mani) avrebbero trovato altre vie per indirizzarsi al crimine. Non è però con i nostri se e ma che si arriva alla verità, sempre che sia conoscibile.
Di Doriano si dice che fosse depresso negli ultimi mesi di vita, la madre racconta un’altra storia. «Non era diverso dal solito» dice, «la sua morte è venuta come un fulmine a ciel sereno. Era l’unico uomo di famiglia e si sentiva tale, era protettivo non verso se stesso, ma verso di me. Se avesse avuto motivo di temere qualcosa da qualcuno, non avrebbe mancato di segnalarlo». Doriano aveva conosciuto Andrea Bontade, «che era il cugino di un suo caro amicio e compagno di scuola delle elementari». Sospetti, ma fin qui mancanza di riscontri come per la morte di Andrea Ballarin, uno dei fatti nell’ampia "zona grigia" che circonda i delitti delle Bestie. E sugli altri cinque ragazzi a lui vicini che sarebbero morti in pochi anni, ripete, in circostanze analoghe a quelle di suo figlio, nessuno è stato sentito per riscontri. Buio. Mistero. Come è rimasto il mistero anche sulla vicenda di Christian Frigerio, secondo Maccione la prima vittima del gruppo delle Bestie di satana, nel 1996. Il relativo fascicolo, aperto la scorsa primavera presso la Procura di Monza guidata da quell’Antonio Pizzi già procuratore a Busto Arsizio e protagonista con il pm Masini del processo di primo grado, è stato chiuso il mese scorso dal gup di Monza Maria Rosaria Correra, su richiesta della stessa procura. Il tutto dopo tanto di frenesia mediatica, supertestimone e scavi, fin qui a vuoto, in una cava presso Brugherio indicata come il luogo della sua uccisione e sepoltura. Anche qui il dolore senza risposta di una madre.
Un’ultima pietosa missione attende ora Michele Tollis: «Recuperare alcuni documenti che avevo fornito durante l’inchiesta, inclusa una videocassetta con un’intervista sul metal fatta da dei giornalisti prima della morte di mio figlio e in cui compariva il gruppo. E anche dei reperti rimasti integri dopo sei anni nella buca in cui hanno ritrovato Fabio e Chiara, come un orologio e altri effetti personali». Lui non mollerà. Aspetta ancora che i genitori di chi uccise suo figlio, o di chi sapeva ma tacque per anni, anche di fronte alle sue reiterate domande, trovino il coraggio di suonare alla sua porta. «Aspetto da undici anni, il telefono, l’indirizzo, sono sempre quelli» dice. Quanto ai ragazzi in carcere, ne segue ogni spostamento, alcuni li ha anche incontrati, come Volpe. Gli anni passano, i capelli imbiancano, Michele Tollis aspetta tutta la verità, su suo figlio e sugli altri, vedendo l’ombra sinistra del Principe delle Tenebre dietro quei ritrovi, quel look, quella musica macabra e violenta espressione del male di vivere.
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