Fioroni: “dalla scuola di tutti a quella che ti puoi permettere”
L'ex ministro dell'istruzione, in visita elettorale a Varese, fustiga le politiche del governo. "La crisi? È come la peste del Manzoni. Il governo indica come untori statali e immigrati"
In piazza Montegrappa due gazebo si guardano, da un lato all’altro della rotonda, nel viavai intenso di veicoli e persone. Uno è quello di Sinistra e Libertà, che stamattina inaugurava la sua sede; l’altro è quello del PD, che nel pomeriggio ha ricevuto la vista dell’on. Beppe Fioroni, già ministro della pubblica istruzione sotto il governo Prodi. Una visita elettorale che ha visto mobilitato tutto lo stato maggiore del Partito Democratico varesino, onorevoli, senatori, consiglieri e coordinatori regionali e locali: da Marantelli a Rossi, da Adamoli a Tosi, da Alfieri a Cacioppo.
Se l’ex ministro credeva di trovare refrigerio nella "nordica" Varese si sbagliava: la canicola lo ha preceduto, implacabile.Poi, qui, il clima politico, più che tropicale, appare desertico, almeno per il centrosinistra. Di tutt’altro avviso, chiaramente, Fioroni: «C’è un abisso» dice «fra le enunciazioni e le realizzazioni di questo governo, e il Paese comincia a capirlo. Poi è vero che si può essere popolari anche per gli annunci che si fanno… e le fregature che si danno».
Inevitabilmente la presenza di un ex ministro è occasione per confrontarsi sugli argomenti del momento. Ma dato l’incarico ricoperto, il ruolo d’onore è lasciato all’istruzione. «Siamo allo sfascio del sistema scuola» sentenzia: e ricorda gli 8,7 miliardi di euro di tagli nel prossimo triennio. «Si va da una scuola per tutti a una scuola-filtro. Tremonti e Berlusconi hanno detto che finalmente le famiglie potranno scegliere la scuola che preferiscono. Non è vero: sceglieranno la scuola che si possono permettere. Al posto del merito ci sarà la fortuna di essere nati in quella data famiglia, in quella regione o città. Sarà la scuola della conservazione e della paura». Un ritorno al passato pre-Sessantotto, insomma. «A fronte di tagli di questa portata seguono riduzioni degli organici, chiusure di scuole, riduzione delle ore di lezione. Ce la si può girare come si vuole, per mandare a casa meno gente potrebbero chiudere più scuole, o per tenerne aperte di più ridurre ulteriormente le ore di insegnamento, ma il prodotto finale non cambia». Per Fioroni è in fase di smantellamento tutto il complesso di scuola, università, ricerca. Sugli ultimi due settori l’ex ministro non è così addentro come sul primo, ma ricorda che dal 1° gennaio prossimo si avrà un taglio del 67% dei fondi ordinari per gli atenei. «Il risultato è che fondazioni private potrebbero prendersi gli atenei migliori. Quanto al resto…» Nemmeno sui finanziamenti alla scuola privata Fioroni è tenero, ma non per le usuali ragioni addotte dal centrosinistra: al contrario. «Ai cattolici» ricorda l’ex esponente della Margherita «erano stati promessi mari e monti. Poi succede che: la Gelmini toglie 120 milioni l’anno alle scuole paritarie, riduce il finanziamento per il capitolo del diritto allo studio, e sforna bandi da cui le scuole paritarie sono escluse. Per certi versi è più "di sinistra" lei di un D’Alema o un Berlinguer…»
Steso un velo pietoso sul capitolo scuola, da decenni in (vana) attesa di un intervento davvero risolutore e condiviso, c’è quello relativo alla crisi economica. «La politica del governo in materia ricorda tanto quella manzoniana dei Promessi Sposi sulla peste». Berlusconi nega la crisi come don Ferrante negava la peste; ma mentre il secondo ne muore, il primo dalla crisi esce rafforzato. Anche perchè lo Stato ha messo le mani sulle banche, «riempiendole di denaro pubblico, ufficialmente per aiutare le piccole imprese, il che non mi risulta sia andato a buon fine. Si è visto cambiare qualche dirigente di questi istituti? Nemmeno per sogno. Intanto nel salotto buono della finanza italiana c’è Berlusconi, o chi per lui». E le risorse contro la crisi, anzi le molte crisi da gestire, non escluso il terremoto abruzzese, girano vorticosamente «come la pallina della roulette, che tutti la vedono girare ma alla fine si ferma in un solo slot. Quello delle banche». Manco il denaro avesse un suo magnetismo, per cui va laddove ce n’è già.
Se il panem scarseggia, i circenses mediatico-propagandistici furoreggiano. Fioroni, tornando sull’analogia della peste, ricorda che nel Seicento se ne dava la colpa al governo, ai medici, fin quando le autorità non deviavano l’ira popolare contro dei capri espiatori: gli untori. «Oggi gli untori sono di volta in volta i pubblici dipendenti, o gli immigrati. Il governa alle lamentele degli italiani risponde con una domanda: quando finisce la crisi? dopo aver negato a lungo che esistesse, e ancora adesso sostenendo che "si è fermata" quando i dati ci parlando di un Pil a -6% e di una produzione industriale tracollata del 30%. Non è quella la domanda: il punto non è quando, ma come se ne esce».
Crisi generale che colpisce anche qui: vedi Malpensa. «Berlusconi l’ha subita per la Lega» azzarda Fioroni «concedendogli ora il federalismo e gli immigrati come target alternativi». E qui in Lombardia, quando si parla di futuro, si parla di Expo 2015, che al momento appare soggetto a… cura dimagrante involontaria. «Far perdere l’Expo a Milano sarebbe un danno incalcolabile, tanto più a causa di qualche "colonnello" della Lega o del PdL». Questi presunti terremoti non sembrano però in grado di incrinare il roccioso consenso delle destre a queste latitudini. «Il tempo è galantuomo» fa Fioroni con la filosofia di chi non vede la situazione da qui; «non vivo di ansie da prestazione, a differenza di altri…»
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