Sicurezza ai Mondiali, l’Italia sbagliò
Un incontro al vertice che ha prodotto primi importanti risultati da Roma verso il Canton Ticino. La notizia più vicina alla nostra provincia è “l’ammissione” dalle autorità italiane di aver sbagliato nel gestire “l’affaire SGS”
Accordi bilaterali e reciprocità sono stati al centro dell’incontro italo-svizzero tenuto martedì 16 febbraio a Mezzana, nella sede della Comunità di lavoro della Regio Insubrica, alla presenza di funzionari ministeriali italiani, di Regione Lombardia e diplomatici ed alti funzionari arrivati da Berna e dal Governo di Bellinzona.
Un incontro al vertice che ha prodotto primi importanti risultati da Roma verso il Canton Ticino. La notizia più vicina alla nostra provincia è “l’ammissione” dalle autorità italiane di aver sbagliato nel gestire “l’affaire SGS”. La Swiss Global Service (SGS) è l’azienda di sicurezza ticinese che ottenne l’appalto ai mondiali di ciclismo di Varese 2008, per poi vederlo sfumare prima ancora dell’inizio della competizione per mancanza di “requisiti”.
A Mezzana è stato rivelato il pensiero del Ministero degli affari esteri italiano in merito a tale vicenda, pensiero espresso in una lettera del Consolato di Svizzera a Milano indirizzata anche ai titolari dell’agenzia ticinese di sicurezza. La nota vicenda chiamò in causa una serie di corrispondenze tra Bellinzona, Roma e Berna con accese polemiche proprio sulla reciprocità. Il documento conferma che “ alla luce dell’ accordo sulla libera circolazione del 2002, richieste di imprese di sicurezza svizzere saranno trattate come quelle di imprese stabilite in altri paesi dell’ unione Europea”.
Si riparte da qui, dall’ammissione di un errore e dall’incontro che martedì ha suggellato il lavoro cominciato con la riunione del 18 maggio 2009 tenuto a Varese, occasione in cui il Ticino mostrò in pratica le proprie difficoltà burocratiche per i propri artigiani nel passare in Italia a lavorare. Si partiva da una serie di lunghe autorizzazioni e permessi da richiedere in diversi uffici, soprattutto per il settore edile con il versamento di doppi contributi, con l’incognita di trovare impreparati gli addetti che si trovavano a discutere con impresari provenienti da uno stato extra UE, per arrivare ai sequestri di auto aziendali al confine. Ebbene, il buon lavoro portato avanti dal Dipartimento finanze economia (DFE) di Bellinzona e dalla sua direttrice, Laura Sadis, con l’ausilio della camera di Commercio ticinese, dell’Associazione Industrie Ticinesi (AITI), della Società Impresa Costruttori Ticinesi (SSIC) e della Comunità di lavoro della Regio Insubrica, ha permesso di sviluppare una guida on-line (www.ti.ch/lavorareinitalia) per agevolare gli artigiani e le imprese ticinesi che intendono svolgere la propria attività in Italia per un periodo non superiore a 90 giorni di lavoro effettivo per anno civile. Un primo importante passo in nome della reciprocità.
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