Palermo in foto a Villa Montevecchio
In mostra le foto di Christian Molino. L'iniziativa è in programma il 19 marzo alle 18.30
Come uno specchio d’acqua rifrange la luce in un prisma di colori, così una città prismatica e colorata prende vita a partire dalla sua immagine riflessa. "Palermo: Città di Vetro" è un progetto fotografico di Christian Molino nato dalla voglia di fotografare il capoluogo siciliano e le sue bellezze architettoniche da un punto di vista insolito, dando il più possibile spazio alla creatività per deformare ed esaltare forme e colori. Circa venti foto di grande formato saranno in mostra presso la Fondazione Montevecchio di Samarate (Varese) ingresso pedonale Via Cinque Giornate 12, ingresso Carrabile e posteggio Via Lazzaretto. Si tratta di un nuovo allestimento dell’esposizione che ha esordito lo scorso anno a Palermo, con alcuni scatti inediti.
Il vernissage si terrà il 19 marzo alle 18.30: un duo di musiciste della Samarate Music Academy suonerà brani classici sulle suggestioni evocate dalle immagini in mostra, che saranno visibili fino al 2 aprile (la mattina dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12.30; il pomeriggio, mercoledì dalle 15 alle 18, da venerdì a domenica dalle 15.30 alle 18.30).
Il vernissage si terrà il 19 marzo alle 18.30: un duo di musiciste della Samarate Music Academy suonerà brani classici sulle suggestioni evocate dalle immagini in mostra, che saranno visibili fino al 2 aprile (la mattina dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12.30; il pomeriggio, mercoledì dalle 15 alle 18, da venerdì a domenica dalle 15.30 alle 18.30).
«Ho scattato fotografie – afferma Christian Molino – a scorci di vie, palazzi e teatri per mezzo di specchi d’acqua, vetrine, pozzi e parabrezza, cercando di cogliere in ogni squarcio una realtà parallela “altra”, che è lì ma che non sarà visibile fino a quando qualcuno di noi non la svelerà in quel riflesso, una realtà carica di bellezza ma fragile come un cristallo e fugace come una pozzanghera che si dissolve al sole». Questa doppia natura di bellezza, fragile e diversa, si lega a doppio filo al nome del progetto. “Palermo – Città di vetro”, da un lato, rievoca le atmosfere del celebre racconto di Paul Auster, in cui nulla è come sembra e ciò che si cerca è diverso da come lo si è immaginato. D’altro canto, paventa il rischio che questa straordinaria città si rassegni a una mite e lenta decadenza che le faccia perdere la sua identità di cuore del Mediterraneo in un degrado sociale, culturale e ambientale.
Palermo ha attraversato in primo piano la storia d’Europa fin dalla sua fondazione, subendo e godendo di quasi tutte le dominazioni dei popoli che hanno varcato la soglia del Mediterraneo: dai Fenici ai Romani, fino allo splendore dell’era Arabo-Normanna, per poi lasciarsi andare a città dominata in un susseguirsi di decadenze e splendori. Ognuna di queste fasi ha lasciato un cospicuo patrimonio artistico tuttora vivo nelle sue architetture in cui convivono, stratificate e compenetrate, tali dominazioni, nonostante la cementificazione del “Sacco di Palermo” degli anni settanta del Novecento. La bellezza traspare dai riflessi, dai colori e dalle ombre che la storia ci ha fatto arrivare, e che si contrappongono a un presente di incuria e lassismo.
Christian Molino, 27 anni, ingegnere gestionale, è cresciuto e ha studiato a Palermo. Dal 2006 vive in provincia di Varese. Il progetto Città di vetro ha debuttato a Palermo nel 2009 presso il Centro culturale Agricantus. Questo nuovo allestimento presso la Villa Montevecchio di Samarate propone scatti a pellicola e digitali realizzati dal 2006 al 2010.
Palermo ha attraversato in primo piano la storia d’Europa fin dalla sua fondazione, subendo e godendo di quasi tutte le dominazioni dei popoli che hanno varcato la soglia del Mediterraneo: dai Fenici ai Romani, fino allo splendore dell’era Arabo-Normanna, per poi lasciarsi andare a città dominata in un susseguirsi di decadenze e splendori. Ognuna di queste fasi ha lasciato un cospicuo patrimonio artistico tuttora vivo nelle sue architetture in cui convivono, stratificate e compenetrate, tali dominazioni, nonostante la cementificazione del “Sacco di Palermo” degli anni settanta del Novecento. La bellezza traspare dai riflessi, dai colori e dalle ombre che la storia ci ha fatto arrivare, e che si contrappongono a un presente di incuria e lassismo.
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